Metanodotto, il governo convoca i sindaci a Roma

L’obiettivo è quello di stringere i tempi e dare il via libera al progetto della Snam Ma i primi cittadini confermano il no e chiamano il territorio alla mobilitazione
SULMONA. Dopo il via libera alla centrale di compressione di Sulmona, il governo Gentiloni, che non c’é più, stringe per l’approvazione del metanodotto. Appena dopo Pasqua, il 4 aprile, i rappresentanti istituzionali, a cominciare dai sindaci del territorio, sono stati convocati alla presidenza del Consiglio dei ministri, per l’atto finale della vicenda metanodotto. Mentre per la centrale a compressione, da realizzare a Case Pente, l’iter autorizzativo è già concluso e sono stati presentati ricorsi al Tar, per il metanodotto si è alle battute finali. Sarà ancora braccio di ferro tra il governo ormai dimissionario che disbrigando “gli affari correnti” vuole chiudere la partita e quanti tra cittadini, istituzioni, associazioni e movimenti si oppongono strenuamente alla realizzazione di un’opera ritenuta incompatibile con il territorio. «Il governo accelera, ma noi non molliamo», afferma il sindaco di Sulmona Annamaria Casini. «Il 21 aprile prossimo si terrà a Sulmona una grande manifestazione a difesa del nostro territorio. Invito tutti i sindaci degli oltre trenta comuni italiani coinvolti, amministratori e istituzioni a partecipare alla mobilitazione, congiunta e corale. Una manifestazione per dimostrare che istituzioni e cittadini, in perfetta sintonia, percorrono lo stesso cammino sulle scelte dei propri territori. Ancora una volta ribadiremo la contrarietà alla centrale e al metanodotto, dopo che questo Comune, l’intero territorio e tutte le istituzioni locali hanno da sempre e ripetutamente dichiarato in maniera inequivocabile il no al progetto Snam, ritenuto nocivo e fortemente impattante». Sulla convocazione è intervenuto anche il sindaco di Pratola Peligna Antonella Di Nino. «Il 4 aprile, nella riunione istruttoria alla Presidenza del Consiglio, manterrò con fermezza il no già espresso sulla centrale di compressione e parallelamente, sul piano del diritto, si proseguirà con i relativi ricorsi già pronti. Le ragioni sono note e drammaticamente ignorate da questo governo. I nostri rappresentanti in Parlamento facciano subito la loro parte». (c.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

