Metà bimbi stranieri in un’unica classe

Le madri: «Questa non è integrazione, equità sociale impossibile». Il preside replica: «Sono tutti nati e cresciuti in Italia»
TRASACCO. Quasi la metà dei bambini di origine straniera in una stessa classe. E scoppia la polemica, innescata da alcuni genitori. Accade alla scuola elementare dell’istituto comprensivo di Trasacco. Ma il dirigente scolastico Massimo Pizzardi spiega: «Sono tutti bambini italiani, nati in Italia e cresciuti in Italia. Oltretutto, sono nella classe che non fa il tempo prolungato perché non possiamo costringerli a scegliere un percorso che non vogliono fare o che non possono fare per questioni di costi della mensa».
IL CASO. Secondo alcuni genitori, il preside ha collocato i bambini stranieri quasi esclusivamente in una classe La spiegazione del dirigente, secondo cui quei bambini non hanno scelto l'opzione delle 40 ore settimanali, non ha convinto le mamme che chiedono e rivendicano un’ottica di maggiore integrazione. «Quindi», protestano, «classi con equità sociale per sesso, etnia, cultura sono impossibili a Trasacco, per il secondo anno».
IL PRECEDENTE. «Nel 2018 era intervenuto il Provveditorato agli studi per riorganizzare equamente le classi», sostengono i genitori, «ma quest’anno i nostri figli saranno considerati? Il preside, che mira ad avere più classi possibili con 40 ore settimanali, saprà sicuramente che la mensa non può superare un determinato numero di pasti e che nella scuola primaria non esistono strutture adatte a mantenere i bambini 8 ore al giorno in classe. Infatti», continuano, «mancano le aule di informatica, i laboratori, la palestra è negli scantinati e questo è quello che sappiamo».
LA CLASSE. Si tratta di una prima composta da 21 bambini ed è la più numerosa delle altre, con 9 iscritti di origini straniere. Un’altra contestazione dei genitori riguarda il diniego del preside alla richiesta dei genitori di effettuare 27 ore settimanali e della possibilità di effettuarne 30 con un rientro pomeridiano a settimana. Secondo i genitori sono soluzioni sicuramente migliori rispetto a quella di «tenere i bambini di 6 anni sui banchi di scuola delle 13.15 alle 14.15».
PASTI FUORI ORARIO. «I bambini», sostengono i genitori, «didatticamente, nell’ultima ora, non apprendono e inoltre hanno un’educazione alimentare sbagliata perché pranzano tutti i giorni dopo le 14.30. Ci chiediamo perché penalizzare così tanto i bambini? Chiediamo aiuto alle istituzioni, al sindaco Cesidio Lobene e a chi di competenza. Tutti i bambini hanno lo stesso diritto, tra cui quello di pranzare in orari normali».
IL PRESIDE REPLICA. Su queste posizioni il dirigente scolastico Pizzardi ha delle spiegazioni e delle posizioni diverse: «Sono quasi tutti bambini nati ad Avezzano e che hanno vissuto sempre a Trasacco. Sono bambini a tutti gli effetti italiani che a 18 anni prenderanno la cittadinanza italiana. Non hanno scelto per questioni economiche il tempo prolungato perché la mensa costa e quindi vanno automaticamente in una precisa sezione. Si vogliono creare polemiche sterili per far pensare che Trasacco è un paese razzista ma non lo è, anzi, tutt’altro. Tutti quelli che potevano permettersi il tempo prolungato sono andati difatti nelle altre sezioni».
LE ORE SETTIMANALI. Sulla questione delle ore settimanali il dirigente ha chiarito che «6-7 genitori volevano ridurre da 30 a 27 ore». La maggioranza ha scelto 30. «Ma il regolamento d’istituto», evidenzia il preside, «prevede che se non ci siano i termini di almeno 15 alunni per poter creare una classe, la classe non si crea, e quindi sono passati alle 30 ore. C’è chi si può permettere di non portare i figli a scuola e ad attività alternative e lezioni private. È giusto che sia così, ma ciò deve restare fuori dalla scuola pubblica che invece deve dare a tutti lo stesso servizio e cercare di dare il massimo. Mi sarebbe piaciuto poter fornire a tutte le sezioni il tempo prolungato, ma la normativa non lo consente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

