Migliaia di fedeli alla Porta Santa

29 Agosto 2018

Corteo storico senza intoppi, stasera la chiusura a Collemaggio

L’AQUILA. Si potrebbe cominciare con una ovvietà: dopo dieci anni L’Aquila ha vissuto la Perdonanza celestiniana come non succedeva dal 2008, l’anno prima della tragedia del 6 aprile 2009.
L’EMOZIONE. Ritrovare la basilica di Santa Maria di Collemaggio in tutto il suo splendore e funzionalità ha suscitato in coloro che sono entrati attraverso la Porta Santa emozioni che sembravano un lontano ricordo. L’essere tornati a celebrare la messa nello stesso luogo dove oltre 700 anni fa fu incoronato Papa Celestino V – luogo che il terremoto aveva ferito – è già di per sé un fatto che segnerà la storia della Perdonanza moderna (la cui prima edizione è del 1983).
I DUE CARDINALI. Se ne potrebbe aggiungere anche un altro di fatto storico: all’apertura della Porta santa per la prima volta hanno presenziato due cardinali, João Braz de Aviz, invitato mesi fa a partecipare al rito e l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi nominato a giugno principe della Chiesa. Erano passate da poco le 18,30 (con solo mezz’ora di ritardo sul programma) quando sono risuonati i tre colpi che il cardinale João Braz de Aviz ha dato con un ramo d’ulivo (che tradizione vuole sia giunto dal Getsemani) alla Porta Santa. Da quel momento è iniziato un flusso ininterrotto di persone che è proseguito tutta la notte durante la quale nella basilica c’è stata una veglia di preghiera e la lettura fatta a più voci di passi della Bibbia. Scelta azzeccata quella di celebrare la messa dopo l’apertura della Porta, una modalità voluta fortemente dai rappresentanti della Curia nel Comitato Perdonanza 2018. Sulla destra dell’altare è stata esposta la bolla della Perdonanza, poco più in là il mausoleo con le spoglie del Papa Santo, spoglie che, dopo il sisma, sono state portate in pellegrinaggio nelle località celestiniane. Oggi Pietro del Morrone, l’eremita salito al soglio di Pietro, ha finalmente ritrovato la sua storica collocazione.
IL CORTEO. È difficile, anche spremendo le meningi, trovare grosse pecche nell’organizzazione della giornata clou dell’evento. Una bella mano l’ha data anche il clima: caldo ma non troppo e nuvolette a sbianchettare l’azzurro del cielo. La sfilata è partita puntuale alle 16 da Palazzo Fibbioni, si è snodata per il centro storico passando davanti al Duomo ancora semidistrutto dove c’era l’arcivescovo che si è inserito, su invito del sindaco, nel corteo. Il cardinale giunto da Roma era invece già davanti alla basilica di Collemaggio. Il corteo doveva durare due ore e l’obiettivo è stato sforato di poco. C’è stato solo uno stacco di una ventina di minuti tra la “parte” civile e quella storica. Buona l’idea di posizionare i figuranti, a mano a mano che sopraggiungevano, su due lati in modo che la Dama della Bolla (la campionessa olimpica Paola Protopapa) e gli altri personaggi principali (il Giovin signore Andrea Piersanti e la Dama della Croce Erika Ciotti, che ha portato la Croce realizzata dall’artista aquilana Laura Caliendo e che è stata indossata dal cardinale João Braz de Aviz) sono stati accolti con una certa solennità e al suono delle trombe. Ad attendere il corteo sul sagrato di Collemaggio politici e amministratori locali e non (c’erano un po’ tutti, fare un elenco sarebbe lunghissimo). A rappresentare il governo il sottosegretario Gianluca Vacca. Per evitare la calca davanti alla Porta Santa è stato adottato un sistema che ha funzionato. I fedeli sono stati fermati una trentina di metri prima del palco (nel quale è stato creato un corridoio).
PORTA SANTA. La cerimonia di apertura della Porta Santa – che si è tenuta dopo il “passaggio” della Bolla (in realtà dell’astuccio con dentro una copia) dal sindaco al cardinale brasiliano e la lettura del testo del documento fatta dal primo cittadino – si è svolta con ordine. Le autorità e le persone autorizzate si sono messe in fila lasciando uno spazio di almeno cinque metri dal muro della basilica. In quello spazio c’era un buon numero di forze dell’ordine che in maniera discreta hanno controllato che tutto filasse liscio. Passata la Porta Santa l’emozione è stata fortissima. La processione con i due cardinali è andata subito a destra e, dopo aver raggiunto il fondo dell’edificio sacro, è risalita verso l’altare. I colori delle vesti dei prelati (rosso e bianco in particolare), la musica, il canto, la bellezza della basilica, hanno commosso molti. È stato quello il momento in cui gli aquilani hanno avuto netta la sensazione di aver riconquistato un pezzo importante della città, segno che la storia va avanti nonostante tutto. Tra i concelebranti il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini e molti sacerdoti della diocesi. L’arcivescovo emerito Giuseppe Molinari ha preferito invece fermarsi nella zona delle confessioni e ci è rimasto a lungo. A un certo punto si è formata anche una piccola fila di fedeli che volevano essere ascoltati e assolti da lui. Il corteo storico è stato sobrio e attento ai particolari. Non è parso vedere finti vescovi o atteggiamenti non consoni alla solennità del rito. Sono tornati protagonisti anche i quattro quarti e, altra novità, sulla torre a destra della facciata della basilica è stato acceso, in un tripode, il fuoco che una settimana fa è giunto dall’eremo del Morrone, eremo in cui Pietro poi Celestino ha passato gran parte della sua vita.
I NUMERI. Sempre difficile fare la conta delle presenze. Ventimila è forse un numero realistico. Quanto è costata la Perdonanza celestiniana? Intorno ai 370.000 euro, secondo alcune stime, anche se i conti precisi andranno fatti alla fine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA