Migrante aggredito, difesa al contrattacco

«La coltellata non poteva essere mortale». Ok del gip all’incidente probatorio. Si punta a far cadere l’accusa di tentato omicidio
SULMONA. Un incidente probatorio con cui si accerti che la coltellata sferrata al giovane gambiano ospite del centro di accoglienza di Sulmona non avrebbe mai potuto provocarne la morte. Entra nel vivo l’inchiesta sull’irruzione nel palazzo di Corso Gramsci del giugno scorso, dove erano ospitati 27 migranti che portò al ferimento al fianco di uno di loro da parte di due persone, Serafino Di Lorenzo e Nicola Spagnoletti, poi finite in carcere con l’accusa di tentato omicidio. A chiedere e a ottenere la cristallizzazione della prova che sarà poi parte integrante del fascicolo processuale è stato il difensore di Di Lorenzo, l’avvocato Alberto Paolini, che punta a derubricare il reato contestato da tentato omicidio in semplici lesioni con la conseguenza che la posizione dell’indagato diverrebbe molto più leggera. L’incidente probatorio è stato fissato alle 11 del 6 settembre. L’esame peritale è stato affidato a Ildo Polidoro che sarà chiamato ad accertare la causa, la natura, i mezzi, l’entità delle lesioni effettivamente patite dalla parte offesa e la compatibilità delle stesse con le dichiarazioni rese in merito alla dinamica dei fatti nonché l’offensività concreta della condotta punitiva dell’evento. Inoltre Paolini ha fatto presente l’urgenza e la necessità dell’incidente probatorio che potrebbe essere in futuro impedito a causa di un possibile trasferimento della parte offesa ad altra struttura di accoglienza anche al di fuori dal territorio italiano. Ipotesi ritenuta verosimile dal giudice per le indagini preliminari Giorgio Di Benedetto, che ha quindi accolto l’istanza di Paolini. La sera del 12 giugno scorso i due salirono al terzo piano del centro di accoglienza, minacciando gli ospiti con una pistola scacciacani e un coltello di piccole dimensioni. Gli immigrati reagirono, sentendosi in pericolo. Un immigrato ventitreenne, proveniente dal Gambia, mentre cercava di disarmare i due protagonisti dell’irruzione, venne colpito al fianco sinistro da Spagnoletti con un piccolo coltello. Sia Di Lorenzo che Spagnoletti furono denunciati a piede libero. Nove giorni dopo l’aggressione, Spagnoletti si rese protagonista di un altro episodio. La sera del 22 giugno salì infatti in cima agli archi dell’acquedotto medievale, minacciando di buttarsi giù se non avesse ricevuto assistenza e alloggio. A convincerlo a desistere dal mettere in atto gesti insani fu il vicesindaco Nicola Angelucci. Per i due le porte del carcere si aprirono il 4 agosto su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marco Billi, che accolse la richiesta del pm Stefano Iafolla.
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