Minacce su whatsapp, spacciatori presi

Due 17enni hanno estorto 110 euro a un ragazzo. La madre denuncia. Caccia ai capi del traffico di marijuana per i giovani
L’AQUILA. «Paga la droga. O per te sono guai». La minaccia, rivolta anche in forma diretta, corre su whatsapp. Poi, visto che i soldi non si vedono, il salto di qualità. Il debito sale da 80 a 105 euro. Maggiorazione causa ritardo nel pagamento. E sul telefonino della mamma dello studente vessato arriva la chiamata da un numero anonimo: «Suo figlio ci deve 110 euro. Dategli quei soldi perché ci servono». La mamma, che vede ogni giorno il figlio sempre più prostrato, si offre di consegnare lei stessa i soldi. Ma i creditori non cedono: «Deve portarceli lui». La donna non ci sta. E denuncia. E all’appuntamento tra i tre 17enni si presentano pure i poliziotti. Che ne bloccano due, davanti alla scuola, dopo la consegna dei soldi (fotografati prima), recuperando 23 dosi di marijuana pronte per essere cedute (trovate addosso a uno dei due) ed evitando la fuga dei due estortori.
Gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Tommaso Niglio, hanno arrestato, d’intesa con il procuratore del tribunale per i minorenni Roberto Polella, due 17enni albanesi, che frequentano un istituto superiore della città, autori di un’estorsione ai danni di un loro coetaneo, e uno di essi anche per detenzione di sostanza stupefacente. I due ragazzi sono stati accompagnati al Centro di prima accoglienza.
Le indagini, sollevate dalla denuncia della madre, alzano il velo sul fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti tra i giovanissimi, a fronte di uno smercio che avviene nelle immediate vicinanze di alcuni tra i principali poli scolastici cittadini. Anche se, in questo caso specifico, gli acquisti di droga sono ritenuti ancora «presunti», in quanto non dimostrati. Eppure i due volevano i soldi, ritenendo di essere creditori nei confronti del coetaneo, arrivando a minacciarlo anche di morte, in almeno una circostanza, affrontandolo di persona.
Al di là del singolo episodio, l’inchiesta è destinata ad aprire uno squarcio in una rete fatta di silenzi e paura di denunciare certi fenomeni. Un mondo fatto di regole non scritte, di linguaggio e consuetudini che la polizia ha decodificato. In particolare, nel mondo dello spaccio tra i giovanissimi, è invalso l’uso di non ricevere immediatamente i soldi, ma di accettare anche dilazioni di pagamento che comportano, tuttavia, una maggiorazione del prezzo.
Il passaggio successivo dell’inchiesta, che promette sviluppi ulteriori, è quello di risalire a chi, dietro le quinte, gestisce la rete dello spaccio ai giovanissimi servendosi dei cosiddetti “pesci piccoli” per raggiungere i singoli consumatori di sostanze stupefacenti andandoli a scovare proprio davanti alle scuole.
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