Minaccia i familiari con un coltello, poi dice di volersi uccidere: altri guai per il piromane di Bazzano

La vicenda segue un periodo di relativa calma successivo alla sua identificazione da parte della polizia
L’AQUILA. Sembrava ormai definitivamente recuperato al vivere civile dopo aver tenuto in scacco per mesi residenti, forze dell’ordine e vigili del fuoco, con i primi puntualmente buttati giù dal letto nel cuore della notte, e gli altri costretti a inseguire da un lato gli inneschi, dall’altro le fiamme. Poi l’identificazione, la denuncia e gli incendi che la smettono di scoppiare tra una piastra e l’altra del Progetto Case di Bazzano. Due notti fa, però, ecco che il piromane delle “casette di Berlusconi” è tornato a far parlare di sé. Stavolta però a essere armeggiato non è un accendino utilizzato con il favore delle tenebre così da terrorizzare i vicini presi alla sprovvista nel sonno, bensì un coltello brandito all’indirizzo dei suoi stessi familiari.
Al punto da spingere il fratello a comporre il 112 e richiedere un intervento immediato, prima che la situazione potesse degenerare in modo non più reversibile. Solo che all’arrivo dei carabinieri, in casa c’era solo il resto della famiglia. Del “piromane”, invece, nessuna traccia. A quanto pare si era già liberato del coltello senza fare del male a nessuno. In compenso era sceso nel parcheggio lasciando detto che si sarebbe gettato nel vuoto dal ponte della vicina superstrada. Tanto che la corsa contro il tempo dei carabinieri diventa quella per salvare lui, non più i suoi familiari, ormai al sicuro.
Quando poi i militari dell'Arma finalmente lo rintracciano a poca distanza dalla sua abitazione, nel cuore della notte, riescono a metterlo in sicurezza nonostante gli annunciati propositi suicidiari, trovandolo tutto sommato in buone condizioni, fatta eccezione per i tagli che si sarebbe auto-inflitto sugli arti. La vicenda segue un periodo di relativa calma successivo alla sua identificazione da parte della polizia, per mesi a caccia di chi si è divertito in almeno una decina di occasioni ad appiccare incendi per poi dileguarsi e ricomparire proprio da quelle parti, fino a offrirsi di dare una mano ai soccorritori nel frattempo alle prese con le operazioni di spegnimento. Una condotta, quella tenuta dal 25enne di origini romene, che gli era poi fruttata la misura degli arresti domiciliari.
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