Minaccia la madre con un coltello La polizia sventa un’altra tragedia

9 Marzo 2021

Giovane aggredisce la donna in casa. Un familiare prova a fermarlo, poi chiama il 113 e lo fa arrestare Subito operativo in questura il commissario tecnico psicologo che raccoglie la denuncia della vittima

L’AQUILA. O è otto marzo tutti i giorni o non è otto marzo mai. Proprio mentre le voci delle donne si levano ancora più forti – nei presìdi a difesa dei diritti e contro lo sfruttamento, l’oppressione e la violenza – altre grida si alzano, nello stesso istante. Grida di una mamma minacciata dal figlio, armato di un coltello tipo Rambo tra le mura di casa. Un familiare prova a intervenire per fermare la furia del giovane, ma quando vede che è impossibile calmarlo chiama il 113.
TRAGEDIA SVENTATA. Quando la centrale operativa riceve la chiamata, in questura è in corso l’insediamento del dottor Andrea Pelliccione, commissario capo tecnico psicologo della Polizia di Stato, in servizio nell’ufficio sanitario. I colleghi della squadra Volante intervengono nella zona di Porta Napoli, dove un 17enne di origini straniere, brandendo un coltello con una lama di 30 centimetri, sta minacciando la madre. L’intervento dei poliziotti scongiura il peggio. Il giovane viene tratto in arresto e trasferito in un istituto per minorenni. Ora dovrà rispondere del reato di minaccia aggravata (in quanto posta in essere con un’arma e ai danni di un familiare) e, inoltre, di resistenza. La lite esplode in casa alla presenza di uno zio. Il giovane, arrivato da poco in Italia, ha altri due fratelli minorenni. La reazione non è collegata al consumo di sostanze alcoliche. Nell’aggressione il figlio provoca alcune lesioni al polso della madre, da refertare al pronto soccorso, ma non con l’arma da taglio. Alla vista dei poliziotti, il giovane cerca di disfarsi del coltello, che viene repertato e sequestrato. La madre arriva in questura e racconta la sua storia al commissario psicologo. Ora teme che il ragazzo possa ancora usarle violenza.
BATTESIMO DEL FUOCO. In difesa delle donne vittime di violenza la questura schiera Andrea Pelliccione, commissario capo tecnico e psicologo della polizia, che collaborerà con l’organico specializzato nella trattazione dei casi di violenza di genere. La nuova figura, l’unica di questo genere in Abruzzo, viene presentata in occasione della Giornata internazionale per i diritti della donna, nella sala di ascolto protetto “Sala Erica”, realizzata nel 2014 per volere dell’allora questore Vittorio Rizzi, oggi vice capo della Polizia, con il contributo di Rotary Club e Inner Wheel per l’audizione in forma protetta delle vittime di violenza domestica e di genere. Oltre al commissario Pelliccione, presenti il questore Gennaro Capoluongo e Rosalba Angelone, dirigente della Divisione Anticrimine. «Oltre ai compiti istituzionali derivanti dalla qualifica rivestita», spiega Pelliccione, «il mio contributo si tradurrà non solo nelle attività di supporto al personale di polizia specializzato nella trattazione dei casi che vedono coinvolte vittime vulnerabili, ma anche in attività di formazione della professionalità e delle figure già presenti». «Con quest’importante iniziativa», afferma il questore Capoluongo, «intendiamo ribadire il nostro rapporto di vicinanza alla gente. Abbiamo voglia di instaurare questa sinergia con la collettività che dev’essere sempre più forte».
I NUMERI. Dall’agosto 2019, da quando, cioè, è stata introdotta la nuova normativa sulla violenza domestica e di genere (il cosiddetto “Codice Rosso”), i casi presi in carico dalla Squadra Mobile della questura dell’Aquila sono stati 39 nel 2019, 54 nel 2020 e 19 nel 2021 (dato aggiornato al 3 marzo). A questi numeri si aggiungono i 6 ammonimenti eseguiti dal questore (l’ammonimento è una specificità introdotta dalla nuova legge e prevede, nel caso in cui non sia stata già sporta querela e non siano stati perpetrati reati procedibili d’ufficio, la possibilità di rivolgere al questore, quale autorità di pubblica sicurezza, istanza di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta molesta).
IL COVID. Rosalba Angelone racconta che, durante la pandemia, nei mesi del primo lockdown, si è registrato un calo delle denunce e della segnalazioni di casi di violenza domestica e di genere, dovuto al fatto che le donne, costrette a casa con gli uomini maltrattanti, non avevano nessun margine di sicurezza a chiamare. Da maggio in poi, però, con la fine delle restrizioni più severe, le donne sono tornate a denunciare.
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