Mobilitazione in piazza per salvare il punto nascita

I 37 Comuni del Centro Abruzzo si alleano. Ranalli: battaglia da vincere Sollecitato altro vertice con il presidente D’Alfonso. Escluse dimissioni di massa
SULMONA. Si sono chiusi per quasi due ore nella stanza del sindaco Peppino Ranalli una ventina di primi cittadini del Centro Abruzzo. Il responso finale? Chiedere un incontro urgente al governatore Luciano D’Alfonso sul punto nascita condannato alla chiusura.
A sorpresa il vertice che stato annunciato in forma pubblica dallo stesso Ranalli in aula consiliare si è tenuto a porte chiuse. Hanno introdotto i lavori il padrone di casa e il consigliere regionale Andrea Gerosolimo, che martedì sono stati ricevuti all’Aquila dal governatore D’Alfonso, che li ha convinti sulla possibilità di fare qualcosa in questi due anni di attuazione del decreto di chiusura.
Linea morbida, dunque, fatta propria anche dagli altri sindaci ieri sera, che hanno preparato una lettera per chiedere un incontro urgente al presidente della Regione e che – dopo il confronto – non escludono una manifestazione pubblica che coinvolga tutti i 37 paesi del Centro Abruzzo. Non vanno, però, oltre i sindaci, convinti in maggioranza che le dimissioni in massa, già proposte da qualcuno mercoledì, non siano la strada giusta da percorrere. Dopo più di due ore di confronto si sono aperte le porte della stanza del sindaco, che ha parlato a nome dei suoi colleghi. «Nulla può essere lasciato al caso» è intervenuto «il mantenimento del punto nascita è una situazione irrinunciabile e questa battaglia non la vogliamo perdere e faremo di tutto per fare in modo di rettificare e correggere il decreto. Dopo una prima analisi fatta da me e dal consigliere Gerosolimo bisognerà capire i margini per le possibili modifiche».
Gli spazi di manovra, in verità, sembrano assai limitati, visto che il percorso sul taglio di quattro Maternità su 12 in tutta la regione è stato avviato anni fa dal ministero della Salute con una direttiva sulla sicurezza mamma-neonato. Provvedimento che fa riferimento non solo alla soglia minima delle 500 nascite (Sulmona si è fermata a quota 247 nel 2014), ma che tiene conto anche del bacino di utenza (minimo 150mila abitanti) per giustificare la presenza di un reparto di Ginecologia e ostetricia in un ospedale. Numero di abitanti che diventa determinante per tutta un’altra serie di servizi, fra cui Cardiologia, Pediatria, Terapia intensiva e Urologia. Il punto nascite, stando ai parametri ministeriali quindi, è solo il primo di una lunga serie di reparti prossimi alla chiusura. «Credo che le dimissioni siano un errore» ha aggiunto il sindaco di Pratola, Antonio De Crescentiis «se qualcosa si può fare, ma Ho i miei dubbi, dobbiamo poterlo fare in veste istituzionale».
Orientamento condiviso dalla gran parte dei colleghi, come ha riferito il sindaco di Goriano, Rodolfo Marganelli, che ha lasciato prima il confronto. «Le dimissioni non mettono mai d’accordo tutti» ha detto all’uscita «è meglio continuare la battaglia chiedendo il ritiro del decreto sulla chiusura dei punti nascita». Dello stesso avviso il presidente del consiglio comunale di Sulmona Franco Casciani, che è uscito dall’incontro assieme ad Alexandra Coppola, candidata alla segreteria regionale del Pd, e al consigliere regionale Lorenzo Beradinetti. Presenti ieri sera, fra gli altri, i sindaci e i rappresentanti dei Comuni di Roccacasale, Cansano, Campo di Giove, Villalago, Pratola, Goriano, Anversa, Introdacqua, Raiano, Prezza, Vittorito, Pettorano, Bugnara e Pacentro. Con loro molti consiglieri comunali e Antonella Di Nino, vice presidente della Provincia.
Federica Pantano
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