Moni Ovadia a Pescina ritira il Premio Silone

I messaggi dell’artista: «Il privilegio è disgustosa violenza, le persone sottopagate sono i cafoni di oggi»
PESCINA. Moni Ovadia riceve il Premio internazionale Ignazio Silone e ricorda: «Noi siamo custodi della terra e fratelli del nostro simile». È stata una giornata ricca di emozioni quella di ieri per Pescina.
Nel 43esimo anniversario della morte di Ignazio Silone, il Centro studi, in collaborazione con il Comune di Pescina, ha voluto conferire il Premio internazionale dedicato all’autore di Fontamara a Ovadia. Un artista poliedrico, nato in Bulgaria e cresciuto in Italia, che per molti versi è simile a Silone. «Non ho mai aderito al branco», ha ricordato Ovadia, «neanche se era il branco degli eletti».
La giornata si è aperta con la commemorazione di Silone alla Torre Medievale di Pescina, luogo in cui sono conservate le ceneri dello scrittore. Per l’occasione, gli studenti dell’istituto comprensivo “Fontamara” hanno voluto ricordarlo con la lettura di alcuni brani tratti dalle sue opere. Un momento emozionante al quale ha preso parte anche il primo cittadino, Mirko Zauri, che si è complimentato con i ragazzi per il loro impegno. Sono intervenuti, al momento della commemorazione, anche la presidente del Centro studi Ignazio Silone, Tiziana Cucolo, la preside dell’istituto “Fontamara”, Maria Gigli, e i docenti che hanno preparato gli studenti. Nel pomeriggio appuntamento al teatro San Francesco per la XXIV edizione del Premio internazionale Ignazio Silone. A fare gli onori di casa il sindaco Zauri e la presidente Cucolo che hanno dato il benvenuto a Emanuele Imprudente, vicepresidente e assessore della Regione Abruzzo, Mario Quaglieri e Americo Di Benedetto, consiglieri regionali, Gianluca Alfonsi, consigliere provinciale, e ai tanti intervenuti. Ovadia, che in serata si è esibito in un suggestivo spettacolo in piazza Duomo, con letture e commenti dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”, ha spiegato che oggi i cafoni di Silone «sono sia gli italiani e sia i migranti, coloro che lavorano per stipendi che non sono stipendi, sono compensi di pura sopravvivenza e non di vita». Ovadia si è detto soddisfatto dell’importante riconoscimento ottenuto e ha sottolineato che «noi siamo custodi della terra e siamo fratelli del nostro simile perché l’alternativa è il privilegio, una delle forme più disgustose di violenza».
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