Monsignor Fusco ai sacerdoti: volgiamo lo sguardo alla speranza
«Mentre provo a scrivere queste povere e poche righe, ho nel cuore un velo di tristezza, non so cosa mi prende, mi scende anche una lacrima e mi prende un nodo alla gola, mentre affiorano nella mia...
«Mentre provo a scrivere queste povere e poche righe, ho nel cuore un velo di tristezza, non so cosa mi prende, mi scende anche una lacrima e mi prende un nodo alla gola, mentre affiorano nella mia mente i ricordi degli anni scorsi. Dobbiamo però volgere lo sguardo alla speranza e per questo voglio cercare di comunicarvi quanto da giorni porto nel cuore».
È questo uno dei passaggi dell’accorata lettera del vescovo Michele Fusco ai suoi sacerdoti per gli auguri di Pasqua, in cui non mancano passaggi commoventi.
«Mentre da un lato cerco di incoraggiare tutti, i tanti che mi scrivono, che mi telefonano», continua Fusco, «mentre cerco di infondere parole di speranza nelle omelie, almeno ci provo, mi ritrovo, la sera del mercoledì santo, solo, qui alla mia scrivania a scrivere un messaggio a tutti voi sacerdoti, e, nonostante tutto, vorrei che vi incoraggiasse e vi facesse guardare al futuro con atteggiamento positivo. È innegabile: la tristezza c’è, perché non siete con me, non posso stringervi e farvi gli auguri, non ho potuto cantare insieme con voi». Da qui l’invito ad essere vicini nella lontananza del momento.
«Siate voi una benedizione», aggiunge il vescovo, «perché saremo benedizione solo se saremo presbiterio. Per essere benedizione bisogna che coniughiamo i verbi al plurale, da soli non siamo nulla; siamo solo se lo siamo insieme. Forse mi prende la tristezza anche perché da solo come vescovo senza tutti voi, senza il presbiterio della Chiesa di Sulmona - Valva, sento di non essere una benedizione, perché posso esserlo solo insieme a voi.
Questo, dunque, l’augurio che sento di darvi per il Giovedì Santo: siate una benedizione».
Il vescovo aveva anche inviato una lettera di incoraggiamento ai fedeli nei primi giorni dell’emergenza Covid, invitandoli a trovare forza nella preghiera e nell’unione a distanza e spronandoli ad una maggiore introspezione e a sfruttare il tempo in casa per riconciliarsi con se stessi e coltivare o riappropriarsi della fede. (f.p.)
È questo uno dei passaggi dell’accorata lettera del vescovo Michele Fusco ai suoi sacerdoti per gli auguri di Pasqua, in cui non mancano passaggi commoventi.
«Mentre da un lato cerco di incoraggiare tutti, i tanti che mi scrivono, che mi telefonano», continua Fusco, «mentre cerco di infondere parole di speranza nelle omelie, almeno ci provo, mi ritrovo, la sera del mercoledì santo, solo, qui alla mia scrivania a scrivere un messaggio a tutti voi sacerdoti, e, nonostante tutto, vorrei che vi incoraggiasse e vi facesse guardare al futuro con atteggiamento positivo. È innegabile: la tristezza c’è, perché non siete con me, non posso stringervi e farvi gli auguri, non ho potuto cantare insieme con voi». Da qui l’invito ad essere vicini nella lontananza del momento.
«Siate voi una benedizione», aggiunge il vescovo, «perché saremo benedizione solo se saremo presbiterio. Per essere benedizione bisogna che coniughiamo i verbi al plurale, da soli non siamo nulla; siamo solo se lo siamo insieme. Forse mi prende la tristezza anche perché da solo come vescovo senza tutti voi, senza il presbiterio della Chiesa di Sulmona - Valva, sento di non essere una benedizione, perché posso esserlo solo insieme a voi.
Questo, dunque, l’augurio che sento di darvi per il Giovedì Santo: siate una benedizione».
Il vescovo aveva anche inviato una lettera di incoraggiamento ai fedeli nei primi giorni dell’emergenza Covid, invitandoli a trovare forza nella preghiera e nell’unione a distanza e spronandoli ad una maggiore introspezione e a sfruttare il tempo in casa per riconciliarsi con se stessi e coltivare o riappropriarsi della fede. (f.p.)

