Monticchio, in centro storico solo case che cadono a pezzi

30 Gennaio 2021

I residenti aspettano dal 2009 la ricostruzione del paese danneggiato dal sisma Ma alla devastazione del terremoto sono seguiti anni di incuria e abbandono

L’AQUILA. Il centro storico della frazione di Monticchio sta cadendo a pezzi. Quello che il 6 aprile 2009 non ha fatto il terremoto (il paese poggia per sua fortuna sulle propaggini di un costone roccioso) lo stanno facendo 12 anni di abbandono, incuria, disinteresse a ogni livello: politico, amministrativo e tecnico. Una “macchia nera” in una ricostruzione post sisma sulla quale si spendono paroloni trionfalistici, retorica a piene mani senza andare mai a guardare la realtà. E la realtà a Monticchio è fatta di tetti che crollano, muri che si sbriciolano, portali che si sfaldano, finestre cadenti, porte spalancate o mancanti, vetri rotti. Il “buco nero” si trova in particolare lungo via Andrea Bafile (l’eroe della prima guerra mondiale), una strada che parte dalla piazza della Chiesa e va quasi a ricongiungersi alla pista ciclabile di cui è, incredibilmente, parte integrante. Ieri pomeriggio poco dopo le 15, in mezz’ora, sono passati su quella strada ciclisti e podisti. Non c’è nessun segnale che li metta al corrente del fatto che potrebbero cadere tegole, cornicioni, pezzi di muro. Su via Bafile c’è un grosso aggregato che comprende anche l’ex asilo gestito prima del 2009 dalle suore del Santissimo Crocifisso (oggi di proprietà della diocesi). Da un lato costeggia via dell’Ospedale dove spunta un bel portale con lo “stemma” di San Bernardino. La signora Floriana Lega nell’aggregato è proprietaria di una prima casa. Sono anni che si batte per smuovere la pratica ferma alla cosiddetta Sp1 che nel linguaggio burocratico dei ricostruttori significa che siamo a “carissimo amico”. Non solo, quella scheda parametrica 1 è in istruttoria cioè, al più, è stata presa e messa nella “sala d’attesa”. Floriana è arrabbiata e amareggiata. Pochi giorni fa ha dovuto chiamare i vigili del fuoco perché un pezzo di muro della sua casa è precipitato sulla strada a causa delle infiltrazioni d’acqua dal tetto. «Ho chiesto incontri con tutti», dice la donna, «sono mesi che provo a farmi ricevere dal dirigente dell’Ufficio speciale. Ma alle mie telefonate non ha mai risposto nessuno». Oggi magari dall’Usra o dal Comune tireranno fuori il solito specchietto sulle pratiche “istruite” e sui cantieri chiusi. Ma per vedere quello che accade realmente, a Monticchio bisogna andarci e guardare vicoli invasi dalle erbacce, angoli abbandonati, calcinacci ovunque, edifici mutilati. «Però persino le carte dicono che siamo all’anno zero» affermano Luciano Bottone e Massimo Scimia, che da tempo denunciano i mille problemi della frazione. «Nel centro storico del paese ci sono una trentina di aggregati, ne sono stati cantierizzati una decina ma si tratta di piccole abitazioni. Quindi in teoria siamo a un terzo della ricostruzione, in pratica siamo a molto meno del 10 per cento». Monticchio sconta una sorta di peccato originale: il paese nel 2009 restò in piedi e non ci furono vittime. Fu considerato un luogo dove “in fondo” non era successo nulla. Invece, dopo le verifiche le case furono classificate quasi tutte “E”. Poi è iniziata la via crucis. In questi anni tanti anziani sono deceduti senza nemmeno avere la speranza di rivedere la propria casa. Monticchio è l’unico paese che non ha una chiesa (le messe si celebrano in un container). Nella parrocchia i lavori sono stati fatti a metà e la settimana scorsa è stata transennata la strada prospiciente il muro della canonica da cui si sono staccati pietre e calcinacci vari. Chi vuole vedere la faccia nascosta della “luminosa” ricostruzione aquilana venga qui, in via Bafile a Monticchio. Ci sarebbe da piangere se le lacrime non fossero finite da tempo.
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