Morì nel sisma, risarciti gli eredi Il giudice: rassicurato dall’autorità

12 Maggio 2022

La presidenza del Consiglio dei ministri condannata al pagamento di 320mila euro in sede civile Riconosciuto il nesso tra l’intervista a De Bernardinis e la mancata uscita di casa che causò il decesso

L’AQUILA. Restò in casa – e andò incontro alla morte – perché rassicurato dalle parole dell’autorità. C’è un nesso tra l’intervista “rassicurante” dell’ex braccio destro di Bertolaso Bernardo De Bernardinis (unico condannato del processo Grandi rischi, alla pena di 2 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni) e la scelta di non uscire di casa fatta da un cittadino della Macedonia che il 6 aprile abitava a San Pio delle Camere. Il giudice del tribunale civile Monica Croci ha condannato la presidenza del Consiglio dei ministri al risarcimento danni per 320mila euro in favore dei familiari dell’uomo. Refik Hasani, muratore di Senokos (Macedonia), non aveva ancora compiuto 44 anni e ha perso la vita nel crollo dell’abitazione presa in affitto a San Pio delle Camere, dove viveva insieme al figlio – che si è rivolto al giudice – al fratello e al nipote. Convenuta in giudizio la presidenza del Consiglio dei ministri, pubblica amministrazione in cui risulta incardinato il Dipartimento della Protezione civile, ritenuta responsabile del decesso dell’uomo.
le testimonianze
In aula si è formata la prova del collegamento tra le rassicurazioni e il comportamento del cittadino fino al determinarsi dell’evento-morte. Il figlio ha raccontato che il padre, che prima di approdare a San Pio abitava in Croazia, in zone «altamente sismiche», conoscesse «le cautele autoprotettive da adottarsi in caso di terremoto, e segnatamente la necessità di abbandonare l’edificio al verificarsi delle scosse, e le avesse sistematicamente poste in atto sin dall’avvio dello sciame sismico iniziato nel 2008 nonché in occasione della forte scossa del 30 marzo 2009. Il giorno successivo, preoccupato per l’evolversi dalla situazione, apprendeva dell’avvenuta convocazione di una riunione della Commissione Grandi Rischi della Protezione civile volta a fornire informazioni scientificamente attendibili sull’andamento del fenomeno sismico in atto e assisteva in tv all’intervista in cui De Bernardinis», come si legge nella sentenza, «esponeva come lo sciame sismico, inteso come il continuo succedersi di numerose scosse, costituisse un fenomeno favorevole, implicando uno “scarico di energia” sostanzialmente preventivo di un evento tellurico di elevata intensità e che quindi non vi fosse pericolo; tale comunicazione induceva Refik ad abbandonare le cautele precedentemente adottate – come dormire nella propria auto – e in particolare a trattenersi in casa anche la sera del 5 aprile – nonostante le scosse delle 22,45 e 00,39 e sebbene il figlio e il nipote, a seguito di tale ultima scossa, decidessero di passare la notte in macchina – ivi trovando la morte». La presidenza del Consiglio ha chiesto il rigetto della domanda, tramite l’Avvocatura dello Stato. Vari testimoni hanno confermato la tesi del figlio della vittima, con dichiarazioni e prove documentali delle affermazioni «scientificamente erronee e ingannevolmente rassicuranti». Il giudice ha accolto la domanda condannando la presidenza del Consiglio (che può appellare) a pagare 170mila euro al figlio e 50mila in favore di moglie, figlio e fratello, oltre alle spese legali. I familiari sono stati assistiti dai legali Massimo Costantini e Ubaldo Lopardi.
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