Morra: «La chiusura dei tribunali può incoraggiare la criminalità»

Il presidente della commissione parlamentare antimafia chiede attenzione sulle infiltrazioni dei clan: «L’ultimo rapporto Dia non indica grandi emergenze per l’Abruzzo, ma la guardia deve restare alta»
SULMONA . «La soppressione di presìdi di giustizia come i tribunali può favorire l’infiltrazione della criminalità organizzata sui territori». Lo ha detto ieri a Sulmona il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, durante l’incontro nel cortile di Palazzo San Francesco, nell’ambito dell’iniziativa “Territori e legalità” voluta dalla senatrice pentastellata Gabriella Di Girolamo e dalla componente del Forum nazionale Pd contro le mafie Teresa Nannarone, candidata consigliere nelle prossime comunali.
Ad ascoltare le parole del presidente c’erano anche tre degli aspiranti sindaco: Gianfranco Di Piero, Vittorio Masci ed Elisabetta Bianchi. «La chiusura dei tribunali e la riorganizzazione della geografia giudiziaria può far decidere a un clan di investire in maniera criminale su un territorio piuttosto che su un altro», ha sottolineato Morra, ricordando che nel corso di una missione, «un procuratore ci ha spiegato che in funzione di numeri relativi alle statistiche giudiziarie sulla qualità dei reati registrati su quel territorio, Roma era stata costretta a rafforzare gli organici della Procura sguarnendo però i tribunali. Con la conseguenza che in Procura spesso erano consapevoli di fare indagini che non sarebbero mai andate a dibattimento. Così non si ottiene una sentenza e si indaga invano. Per questo è fondamentale mantenere aperti e attivi questi presìdi di legalità». Il presidente della commissione antimafia ha anche parlato di territori, di criminalità e di aste giudiziarie, mettendo in guardia da possibili infiltrazioni anche in territori apparentemente tranquilli come l’Abruzzo. «Non bisogna aspettare che la febbre arrivi a 40 per iniziare a prendere antibiotici», ha precisato Morra riferendosi anche all’ultimo rapporto della Dia, in cui viene indicato come l’Abruzzo non abbia grandi emergenze di criminalità organizzata. «Io però già a 36,5 o 37 inizierei a preoccuparmi», ha detto proseguendo il paragone con la febbre. «Se l’Abruzzo vuole rischiare, se vuole fare come altri territori in cui al voto non si va liberamente ma si va perché c’è un condizionamento fortissimo della libertà, è un altro discorso: ogni comunità deve sapersi autogovernare». Chiaro il monito di Morra: «Se ci piace rischiare, allora diciamo che non c’è un grave pericolo. Lo dicevano nell’ottobre del 2017 le autorità e le istituzioni repubblicane ai componenti della commissione antimafia riguardo al territorio della Valle d’Aosta. Poi, a gennaio del 2019, c’è stata l’operazione Geenna che ha portato allo scioglimento del Comune di Saint-Pierre, il primo in Valle d’Aosta, dimostrando che molti appalti pubblici erano controllati. Poi non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire. A mio avviso è molto meglio prevenire che curare: il mio consiglio agli abruzzesi è di tenere sempre alta la guardia, proprio per evitare brutte sorprese». Ad aprire l’incontro è stata la senatrice Di Girolamo che ha richiamato gli evidenti passi in avanti sulla legislazione antimafia parlando delle aste giudiziarie, particolare ambito scelto dai clan per avere facili introiti. «Possono conseguire alti guadagni e riciclare il denaro sporco. Abbiamo presentato un emendamento che consente di schedare tutte le persone che hanno accesso alle aste giudiziarie». Subito dopo è stata la componente del Forum nazionale del Pd Nannarone a intervenire, stilando un lungo elenco di episodi criminosi rimasti impuniti che potrebbero essere riconducibili ad azioni malavitose: dall’incendio del Morrone, ai mezzi bruciati nei garage del Cogesa, ma anche la presenza in città di criminali come Guerino Avignone e Francesco Mallardo, arrestato proprio a Sulmona, dove investiva attraverso prestanome locali in speculazioni immobiliari.
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