Morrone in fiamme, ferita aperta

1 Maggio 2022

L’incendio del 2017 al centro degli eventi promossi dal Cai per il suo secolo di vita

SULMONA. I segni sono ancora visibili anche se sono passati quasi 5 anni dall’estate del 2017 quando un incendio devastò buona parte della montagna cara a Celestino V. «Ci vorranno almeno 25 anni per tornare a vedere il Morrone come era prima dell’incendio», ha evidenziato il direttore del Parco della Maiella Luciano Di Martino nel convegno che si è tenuto venerdì scorso nell’aula consiliare del Comune quale primo appuntamento degli eventi organizzati dal Cai di Sulmona, per festeggiare il centenario. «È stato colpito il 16% della faggeta e solo a Sulmona sono stati desertificati 300 ettari di pascolo», ha proseguito Di Martino. «In questi anni abbiamo agito con opere di ingegneria naturalistica per arginare i danni soprattutto dal punto di vista idrogeologico, mentre gli alberi e il resto della vegetazione stanno lentamente tornando ad occupare i propri spazi. Ad oggi abbiamo investito 750mila euro e un altro milione è in bilancio per i prossimi anni». Con il direttore del Parco sono intervenuti anche l’assessore comunale all’Ambiente Catia Di Nisio che ha parlato del rischio di eventi franosi e di dissesto idrogeologico. L’aspetto giudiziario, quello più delicato, che suscita ancora tanti i interrogativi è stato affrontato dal capogruppo del Pd e membro del comitato giustizia per il Morrone, Teresa Nannarone. «Come comitato abbiamo suggerito strade e ipotesi investigative, chiedendo nel 2020 anche la riapertura delle indagini» ha detto Nannarone. «Ciò che ci colpisce di più è non sapere il perché e chi abbia messo fuoco alle nostre montagne, visto che anche l’allora procuratore affermò che si trattava di un incendio doloso. C’è l’ipotesi del traffico dei rifiuti, quello della mafia dei pascoli e dei boschi, persino del business dei Canadair. Di certo non si è trattato di piromani, ma di una bonifica criminale». (c.l.)
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