Morte misteriosa in clinica La madre: voglio giustizia

5 Aprile 2018

Il caso del 27enne di Avezzano su “Chi l’ha visto?”, dopo un anno si cerca la verità La donna: «Era senza vita nel letto, con un pigiama strappato, sporco di terra»

AVEZZANO. «Che cosa è successo in quella struttura protetta e cos’è accaduto a mio figlio?». Mamma Fernanda Villa non si rassegna a una morte senza risposte. A una tragedia che le ha strappato il suo Matteo.
Matteo Mirasole, 27 anni, di Avezzano, è morto lo scorso 7 giugno in circostanze misteriose, in una struttura sanitaria di Tivoli. Mamma Fernanda invoca giustizia. Del caso si è occupata anche la trasmissione “Chi l’ha visto?” e una troupe è entrata di nascosto e indisturbata nella clinica di Colle Cesarano a Villa Adriana nel tentativo di ripercorrere le ultime ore del giovane. Sulla vicenda c’è un’inchiesta per omicidio colposo.
«Alcuni giorni prima della morte», ha raccontato la madre di Matteo Mirasole a “Chi l’ha visto?”, «sono stata chiamata perché non c’erano le medicine per mio figlio. Mi ha sconvolto il modo in cui mi hanno chiamato per dire: signora ma suo figlio che cosa ha? Ma lo chiedete a me?». Così la donna ha portato le medicine a Matteo e gli ha consegnato il cellulare, come richiesto da un referente della struttura. «È sembrato anomalo», ha aggiunto la donna, «sicuramente avere l’uso del cellulare poteva equivalere a chiamare la mamma, la sorella, l’amico buono, ma poteva anche servire a mettersi in contatto con un mondo con cui lui doveva chiudere».
Forse Matteo con quel mondo non aveva chiuso e questo è il pensiero che consuma sua madre. «Perché lì, a Colle Cesarano», ha ripetuto, «non c’è alcun controllo». Per 24 giorni Matteo Mirasole è rimasto nella struttura. «Quando è arrivata la telefonata», ha aggiunto la madre, «vedendo il prefisso di Tivoli ho avuto un sentore terribile: pronto signora, è la mamma di Matteo? Signora suo figlio ha avuto un arresto cardiocircolatorio. Quelle parole risuonano nella mia testa e nel mio cuore e non so chi mi ha dato la forza di andare a vedere quello che era successo. Quando sono entrata ho trovato una scena terribile, mio figlio ormai freddo, che non sembrava dormisse, sembrava sofferente, sembrava avesse bisogno di soccorso, in una camera completamente in disordine. Aveva un pigiama usurato, strappato, non era di Matteo. Aveva le braccia sporche di terra e anche un po’ le mani, il collo e le spalle. A meno che non gli fosse successo qualcosa, Matteo in quelle condizioni non sarebbe andato a letto».
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