Morti nel cantiere, primi sequestri Strane vibrazioni prima del crollo

Carabinieri e l’ispettorato dell’Asl mettono i sigilli alle macerie. Il pm indaga per duplice omicidio colposo Saranno acquisite anche tutte le autorizzazioni rilasciate dall’Ufficio speciale per la ricostruzione
SAN PIO DELLE CAMERE. Il dolore per quelle vite spezzate in un giorno di lavoro, normale come tanti altri, impone l’obbligo della verità. Nelle pietre, che sabato pomeriggio sono crollate dall’edificio in ricostruzione post-sisma a San Pio delle Camere, uccidendo Cristian Susanu, romeno di 42 anni, e il suo collega macedone Dzevdet Uzeiri, 61enne, e nelle carte di un intervento atteso 12 anni gli investigatori hanno iniziato la ricerca delle cause e delle eventuali responsabilità dell’ennesima tragedia sul lavoro.
A questo mira l’inchiesta aperta dal pm Simonetta Ciccarelli: un atto dovuto, non solo per la tragedia in sé, ma per dare risposte a due famiglie e alle rispettive comunità ormai da anni perfettamente integrate nella realtà aquilana.
I SIGILLI. Dopo le ore concitate dei soccorsi, che hanno visti impegnati oltre 40 vigili del fuoco provenienti da mezzo Abruzzo e un gruppo specializzato nelle ricerche in grotta mobilitato da Roma, nel cantiere dell’aggregato per la ricostruzione post-terremoto al centro del paese è sceso il silenzio. Poco dopo la mezzanotte tra sabato e domenica i corpi di Dzevdet e Cristian sono stati liberati dalle macerie a quel punto sono stati posti i sigilli. L’area, intorno alla quale si sono consumate nell’attesa le speranze dei familiari e di Marcello Aloisio, titolare della ditta Habita incaricata dei lavori in cui erano impegnati i due operai, è stata posta sotto sequestro. Le verifiche tecniche, che oltre ai carabinieri della stazione di Barisciano guidata dal luogotenente Fabrizio Cattivera vedono impegnati anche gli ispettori del Servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl, chiariranno fino a che punto si sia trattato di una fatalità e quanto invece l’incidente possa essere derivato da inadempienze o imperizie.
I DOCUMENTI. Molto diranno anche le carte del progetto di ristrutturazione in corso al momento dell’incidente. I carabinieri le acquisiranno grazie anche all’immediata disponibilità manifestata da tutte le parti interessate. Sia l’impresa che l’Ufficio speciale per la ricostruzione, che ha seguito la pratica autorizzando l’intervento sull’aggregato, hanno già offerto piena collaborazione agli investigatori. L’ennesimo tributo di sangue imposto ai lavoratori del settore edile, però, richiede anche una riflessione profonda. È quella sollecita dalla Filca Cisl, secondo cui nei cantieri della ricostruzione ultradecennale «è evidente un allentamento delle misure di prevenzione». In pratica, quelle strutture che nella fase immediatamente successiva al sisma del 2009 erano state messe in sicurezza anche per consentire i lavori di recupero, a 12 anni di distanza non danno le stesse garanzie.
LA TESTIMONIANZA. L’inchiesta dovrà chiarire anche questo aspetto. Uno ruolo chiave lo avrà il testimone diretto dell’incidente, il terzo operaio che era all’interno dell’edificio crollato ed è scampato alla tragedia. Anton Krygja, albanese che da anni lavorava insieme a Cristian e Dzevdet, si è salvato lanciandosi in un cunicolo laterale al punto del cedimento. «Stavamo facendo una gettata di cemento», racconta mentre i soccorritori stanno ancora tentando di recuperare i suoi due colleghi, «sentivo delle strane vibrazioni, e mi ero accorto che qualcosa non andava, avevo appena fatto in tempo ad avvertire i colleghi che è venuto giù tutto. Non ho potuto fare altro che buttarmi contro una parete e lanciarmi fuori mentre le pietre venivano giù. Le ho sentite che mi sfioravano la testa e colpivano la gamba».
IPOTESI DI REATO. Le «strane vibrazioni» di cui parla il sopravvissuto potrebbero essere state generate da una ruspa nei pressi dell’edificio della tragedia. Le indagini congiunte dell’Arma e dell’ispettorato della Asl indicano, come possibile, il duplice omicidio colposo. È ancora presto per stabilire se all’ipotesi di reato saranno aggiunti nomi e cognomi di eventuali responsabili. Questo emergerà dall’analisi delle carte e della situazione nel cantiere avviata dagli investigatori. L’impresa Habita e il suo titolare, secondo quanto riferito in ambito sindacale, è sempre stata nota per la sua serietà e per la tutela dei dipendenti.
SUBITO LE AUTOPSIE. In attesa dei riscontri documentali e tecnici su cause ed eventuali responsabilità del crollo, il pm ha disposto le autopsie sui corpi dei due operai travolti e uccisi dalle macerie. Gli esami si terranno in settimana, probabilmente domani, e poi le salme di Cristian e Dzevdet saranno riconsegnate alle rispettive famiglie per l’ultimo saluto e i riti funebri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

