Morto avvelenato dal cibo, indagine Asl

La fine del 63enne Alonzi presenta troppi interrogativi. La famiglia potrebbe rivolgersi in Procura per avere risposte
AVEZZANO. Un’indagine interna potrebbe essere avviata dall’Asl per tentare di fare chiarezza sulla morte del 63enne di Trasacco. Il caso di Antonio Alonzi, da tutti conosciuto come Tonino, presenta troppi punti interrogativi. L’uomo, ex lavoratore nel settore edile, è deceduto subito dopo il trasferimento nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Avezzano, a una decina di giorni dal primo ricovero. I familiari, dalle colonne del Centro, hanno chiesto di conoscere la verità sulla tragica fine del loro congiunto, ma soprattutto di sapere se questa morte poteva essere evitata.
Alla base del decesso, stando a quanto riferito dai medici agli stessi familiari, ci sarebbe la consumazione di cibo contaminato, probabilmente dei funghi o della selvaggina. Uno di questi alimenti avrebbe infatti scatenato una epatite fulminante di tipo E, causando la necrosi del fegato e quindi la morte. Ma dopo l’arrivo in ospedale ci sarebbero state anche delle complicazioni che hanno portato alla morte il 63enne trasaccano.
I familiari non si danno pace perché sostengono che l’uomo poteva essere curato. La figlia Maria Lorenza ha evidenziato di «non avere una spiegazione logica su ciò che è accaduto».
«Mio padre», ha aggiunto la donna, ancora scossa per quanto accaduto, «era entrato in ospedale e i medici ci hanno detto che ha mangiato del cibo contaminato che ha provocato l’epatite. I medici hanno parlato di selvaggina, ma noi non ne mangiamo. Era andato a cena con degli amici, ma non sappiamo di preciso che cosa abbia consumato. Vogliamo la verità».
Ma di che cibo contaminato si tratta? Funghi tossici o non puliti adeguatamente, infettati da residui fecali di qualche animale. Oppure della selvaggina cucinata senza particolari riguardi. Sono queste le ipotesi avanzate da alcuni medici.
Alonzi era molto conosciuto a Trasacco e faceva parte del Comitato per i festeggiamenti in onore dei Santi Cesidio e Rufino. In questo periodo era impegnato nella vendita dei biglietti per la lotteria in vista della festa patronale in programma a fine mese.
Gli accertamenti medici e le cartelle cliniche, che sono al vaglio dell’Asl, parlano di una epatite di tipo E, che però raramente può portare alla morte della persona contagiata.
Resta da chiarire, inoltre, perché nessun altro commensale presente alla cena abbia accusato gli stessi sintomi. Altro aspetta da indagare riguarda la tempestività dei soccorsi e delle cure prestate all’uomo.
La figlia ha lamentato il fatto che il padre, dopo essersi aggravato, è stato trasferito nel reparto di rianimazione dopo le insistenze della famiglia, costretta a chiamare i carabinieri. Sul caso di Alonzi sono stati informati gli stessi militari e non è escluso che la famiglia possa presentare un esposto negli uffici della Procura su consiglio di un avvocato.
Nel frattempo, l’azienda sanitaria sarebbe pronta a fare fare luce sull’accaduto e a verificare come siano andate le cose e se ci sono state delle responsabilità.
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