Morto dopo le dimissioni, Asl condannata

L’azienda dovrà risarcire per 800mila euro gli eredi di un 49enne deceduto dopo un intervento al naso
AVEZZANO. La Asl dovrà corrispondere il maxi risarcimento di oltre 800 mila euro per responsabilità professionale agli eredi di un paziente marsicano deceduto in seguito a un intervento chirurgico. È quanto deciso dalla Corte d’Appello dell’Aquila. In un’ordinanza i giudici Silvia Rita Fabrizio (presidente), Francesco Filocamo e Alberto Iachini Bellisarii (consiglieri) hanno rigettato l’istanza di sospensione della provvisoria esecutività della sentenza ordinando di fatto alla Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila di ottemperare alla decisione dei giudici di primo grado, respinto la richiesta di rinnovare la perizia rinviando per la decisione definitiva all’8 maggio 2024. Il giudice del tribunale di Avezzano, Caterina Lauro, aveva accordato un risarcimento di 843mila euro ai familiari di un 49enne della Valle Roveto, M.C., morto per arresto cardiaco dopo essere stato dimesso dall’ospedale in seguito a un intervento chirurgico al setto nasale. L’uomo lasciò la moglie e due figli che si rivolsero all’avvocato Berardino Terra. Era il 10 ottobre del 2016 quando la vittima era stata ricoverata «all’ospedale di Avezzano per sottoporsi a un intervento di settoplastica funzionale. Al momento del ricovero», è quanto riportato nella sentenza di primo grado, «era in buone condizioni di salute, ma con multipli fattori di rischio per lo sviluppo di coronaropatia». Il giorno successivo all’intervento era stato dimesso. «Dal diario infermieristico si ricava che aveva la febbre». Le sue condizioni sono peggiorate la sera del 13 ottobre: «Lamentava un formicolio al braccio destro e poi sinistro e un bruciore al petto». È intervenuta prima la guardia medica, poi il personale del 118. «Il decesso per infarto del miocardio è stato dichiarato alle 22.30». «Una diagnosi precoce», stabilì il giudice di primo grado, «era possibile e non particolarmente complessa, e un intervento più tempestivo avrebbe consentito al paziente di avere oltre il 90% di probabilità di sopravvivere». Pur ritenendo la condotta della guardia medica non conforme alle linee guida, il giudice ha ritenuto responsabili i soli medici dell’ospedale di Avezzano. (f.d.m.)
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