Morto il 34enne aggredito alla stazione

Massimiani fu picchiato a maggio e poi scappò dall’ospedale. La Procura nomina un consulente: dirà se è omicidio
AVEZZANO. Non ce l’ha fatta Domenico Massimiani, 34 anni, di Avezzano, soprannominato Pesciolino, trovato a maggio scorso in un prato con il cranio fracassato, vicino all’ospedale. È morto dopo sette mesi di ricovero e cure. Era stato ferito alla testa, in una lite avvenuta per motivi mai chiariti, da Maaloun Jawad, anch’egli 34enne, marocchino. Poi era stato trovato in fin di vita, dopo la fuga dal pronto soccorso. Sarebbe rimasto nel prato, sotto al sole, per più di 12 ore. I medici, a quel punto, lo avevano sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico. Lunedì le sue condizioni sono peggiorate ed è arrivato il decesso. Resta però il giallo su quanto accaduto e molti punti oscuri dovranno essere chiariti. Per il giovane straniero, con precedenti penali, l’accusa era di lesioni gravissime, ma potrebbe essere trasformata in omicidio preterintenzionale. La vittima aveva avuto con lui una colluttazione in piazza Matteotti, davanti alla stazione di Avezzano, riportando delle ferite alla testa. Era stato ricoverato, ma aveva deciso di uscire dall’ospedale. Quello che è accaduto a poche centinaia di metri dalla struttura sanitaria non è ancora del tutto chiaro. Certo è che le condizioni in cui è stato ritrovato successivamente erano sicuramente peggiorate. Si segue anche la pista della caduta, ma l’ipotesi non sembra convincere gli inquirenti. Jawad, durante l’udienza preliminare, aveva ammesso le sue responsabilità, parlando di uno schiaffo che aveva causato la caduta di Massimiano. Il gip aveva infatti accolto la tesi difensiva degli avvocati Sandro Gallese e Carlo Lucci ritenendo che le lesioni riportate da Massimiani non potessero essere state procurate dall’aggressione in piazza Matteotti. In attesa dello sviluppo delle indagini, per il marocchino era stato disposto l’obbligo di firma e di dimora. Il pm, Guido Cocco, aveva chiesto per il marocchino la custodia cautelare in carcere. La tesi della seconda aggressione, forse a sprangate, stride con quanto sarebbe emerso dalle indagini degli agenti dell’anticrimine del commissariato di Avezzano. Secondo la polizia, infatti, le ferite al cranio sarebbero state procurate nella colluttazione alla stazione. Il giovane, una volta in ospedale, ha deciso di allontanarsi spontaneamente dal pronto soccorso. A poche centinaia di metri dall’ospedale sarebbe caduto in un prato, dove le sue condizioni, con il passare delle ore, sarebbero diventate precarie e l’emorragia interna sarebbe aumentata. A fare chiarezza su questi aspetti dovrà pensarci un consulente tecnico nominato dalla Procura. L’incarico sarà affidato oggi e si deciderà come valutare le cartelle cliniche e il materiale a disposizione degli inquirenti e degli investigatori.
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