Morto il medico e politico Onori Il ricordo: gli allievi lo adoravano

Docente all’Università dell’Aquila, fu discepolo e amico del luminare Fabbrini scomparso a luglio Rifondazione comunista: «Indelebile esempio di umanità e coerenza, voleva una società più giusta»
L’AQUILA. Una vita al servizio della medicina, con la passione per la politica. È scomparso, a 86 anni, il professore Luciano Onori, medico internista e docente di Medicina interna dell’Università dell’Aquila, considerato uno dei padri della medicina moderna aquilana. È stato allievo e amico del luminare Aldo Fabbrini, fondatore dell’andrologia, morto lo scorso luglio. Onori ha formato, nella sua lunga attività, centinaia di medici e professionisti del campo medico. E, come ricordano in tanti, è stato da sempre schierato politicamente a sinistra.
«un versatile sapere»
«Il professor Onori, uomo di vasto e versatile sapere», commenta Edoardo Alesse, rettoredell’Università, «ha contribuito con passione e abnegazione alla formazione di tantissimi medici aquilani. Esprimo, a nome di tutto l’Ateneo aquilano, sentimenti di profondo cordoglio alla famiglia e a tutti coloro che si sono formati e hanno collaborato con lui presso la nostra università».
I FUNERALI
I funerali si svolgeranno oggi, alle 15, nella basilica di Collemaggio. Il professor Onori lascia la moglie Patrizia Saltarelli con la figlia Eugenia, che gli aveva regalato un nipotino un mese fa, e le altre due figlie del precedente matrimonio: Claudia, che vive negli Stati Uniti, e Giulia, che vive in Spagna, con il nipotino Matteo.
I COLLEGHI
«Saluto con commozione un vero maestro della medicina, mai amato dall’accademia, ma adorato da generazioni di studenti: le sue lezioni non ufficiali di terapia medica alle 7.30 nel vecchio ospedale erano seguite da tutti, quelle ufficiali da pochi. Grazie Luciano», è il ricordo commosso del collega, il professore Marco Valenti. «Un grande maestro di scienza medica e di vita e un grande rivoluzionario» per il professore Francesco Bizzarri. E, ancora: «Una persona di grande spessore, un grande medico amato dai suoi pazienti e dai suoi studenti», dice il medico Vittorio Festuccia. Commosso anche lo psichiatria Vittorio Sconci: «Una fortuna averlo conosciuto, un privilegio aver imparato da lui, una felicità sapere che rimarrà sempre tra chi, e siamo tantissimi, gli hanno voluto bene».
LA POLITICA
Lo salutano i compagni del partito della Rifondazione comunista: «È stato un indelebile esempio di umanità e coerenza nel perseguimento di una società più giusta per tutti sia nella professione medica, sempre svolta con la massima generosità e competenza, che nell’impegno politico, anche nelle fila di Prc, e sociale di tutta una vita. Quando negli ultimi tempi la malattia gli ha impedito l’impegno diretto ha proseguito fino all’ultimo la sua ricerca intellettuale a testimonianza di una tensione invincibile verso la classe operaia, popolo, gli offesi, i lavoratori dipendenti; nell’impoverimento morale e culturale che attanaglia la vita pubblica di questi anni, la sua lezione di vita resterà bandiera da seguire come insegnamento imprescindibile». In tanti ricordano i sui trascorsi politici e Giulio Petrilli lo considera «un luminare nel suo campo, ma anche un politico bravo, molto bravo. A diciotto anni feci la campagna elettorale per lui, era candidato con Democrazia Proletaria, iniziavo il mio impegno in politica. Ricordo che alla clinica medica dove lavorava all’ex San Salvatore visitava, sempre gratis, a tutti gli orari: erano una missione per lui la professione medica e la politica. Poi lo ricordo perché fu uno dei pochissimi a partecipare con me alle manifestazioni contro il 41 bis. Ce ne furono due e venne a tutte e due incurante delle possibili polemiche. Che poi scoppiarono forti. Ma noi ci battevamo semplicemente contro una detenzione disumana. Era coraggioso e coerente».
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