Morto in campo, certificato medico falso

Finisce nei guai un dirigente della squadra di Aielli. La famiglia Tofani chiede due milioni di danni alla Lega calcio
CERCHIO. Era falso il certificato medico che attestava la sana e robusta costituzione di Giuseppe (Pino) Tofani, il 53enne di Cerchio morto sul campo di calcio di Bugnara, nella Valle Peligna, durante una gara del campionato provinciale amatori. È la conclusione a cui è arrivata la Procura di Sulmona. Per quella tragedia, avvenuta il 16 febbraio 2013, è indagato un dirigente dell’Amatori Aielli, squadra in cui Tofani giocava. Il pm Aura Scarsella contesta a G.M., 55 anni, di avere utilizzato Tofani negli ultimi 15 minuti della partita, pur non avendo un certificato medico di idoneità all’attività sportiva. Il 53enne, con un passato calcistico a buoni livelli, fu colpito da un infarto e i soccorsi si rivelarono inutili.
Ma c’è dell’altro. I familiari di Tofani, assistiti dagli avvocati Callisto e Berardino Terra, hanno presentato una richiesta di risarcimento di due milioni di euro alla Lega nazionale dilettanti.
«La vicenda» sottolineano gli avvocati Terra «ha avuto inquietati e inaspettati risultati investigativi. Con un supplemento di indagini è stato accertato come la società di calcio amatoriale non fosse in possesso di una certificazione di idoneità fisica del calciatore tale da consentirgli il suo utilizzo in campo, ma stranamente solo di una semplice fotocopia di un certificato medico di Tofani sottoscritto da un medico e risultato essere poi falso. Dalle indagini è risultato assai singolare anche il fatto che fra tutti i certificati sequestrati dalla Procura e in possesso della società di calcio, relativi a ben venti atleti, soltanto quello di Tofani fosse in fotocopia. Nessuno dei dirigenti interrogati, inoltre, pare fosse a conoscenza di chi materialmente avesse ricevuto questa fotocopia. La responsabilità colposa per la morte del Tofani risulta evidente per imprudenza e negligenza anche in ambito civile, a carico sia della società di calcio Amatoriale Aielli che della Lega nazionale dilettanti quale organizzatrice del torneo di calcio nel corso del quale ha perso la vita il calciatore».
«La Lega» precisano i legali «prima di emettere il relativo cartellino di tesseramento avrebbe dovuto, in forza di tutta la normativa vigente in materia, previamente verificare che il calciatore fosse in possesso di idonea certificazione medica custodita in originale dalla società amatoriale. Con il tesseramento l’atleta diventa parte di un vincolo contrattuale con la Lega che ha quindi l’obbligo di garantire la tutela medico sportiva dei tesserati. Abbiamo già provveduto a richiedere alla Lega una richiesta di due milioni per il risarcimento di tutti i danni subiti dai familiari del calciatore deceduto».
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