Morto in moto per colpa di un lupo La Regione dovrà pagare i danni

A 7 anni dalla tragedia risarcimento ai familiari di un fabbro di Trasacco, l’animale attraversò la strada L’Ente non ha garantito la sicurezza. Il legale: «Decisione che in Abruzzo farà giurisprudenza»
AVEZZANO. Morì in un incidente causato da un lupo che nel cuore della notte attraversò la strada.
A sette anni da quella tragedia, avvenuta sulla Provinciale 22 nel comune di Luco dei Marsi, i familiari di Antonio Catarinacci, fabbro di Trasacco con la passione per le moto, avranno un maxi risarcimento. La Regione è stata condannata a pagare i danni.
Una sentenza destinata a fare giurisprudenza.
Perché finora c’è stato sempre un rimpallo di responsabilità fra Enti in caso di incidenti stradali causati dalla fauna selvatica. Chi paga i danni provocati da cinghiali, cervi, lupi e animali vari? Pochissimi automobilisti o motociclisti si sono visti riconoscere un indennizzo.
Nel caso di Catarinacci, il giudice del tribunale di Avezzano, Francesco Lupia, ha accolto in pieno le tesi sostenute dal legale della famiglia dello scomparso, l’avvocato Cinzia Basilico, e ha condannato la Regione.
Come previsto dalla sentenza, gli uffici di palazzo dell’Emiciclo all’Aquila sono ritenuti responsabili dell’accaduto per avere omesso di attuare, o far attuare all’Ente gestore della strada (in questo caso la Provincia dell’Aquila), misure preventive atte a scongiurare il fenomeno dell’attraversamento della strada da parte della fauna vagante.
In sostanza, la Regione deve provvedere a realizzare sistemi di sicurezza sulle strade di competenza o deve obbligare gli altri gestori della manutenzione a fare altrettanto.
L’incidente costato la vita ad Antonio Catarinacci è avvenuto l’11 luglio 2008. Il fabbro aveva 37 anni e intorno a mezzanotte stava rientrando a casa in sella alla sua Yamaha. Percorreva un rettilineo della Provinciale 22 che da Luco dei Marsi porta a Trasacco quando un lupo gli si è parato davanti. Catarinacci è morto sul colpo, dopo un volo di oltre 200 metri. In un primo momento il suo corpo non si trovava perché finito tra i cespugli di una cunetta. Anche per l’esemplare di lupo, un maschio di circa tre anni, non c’è stato scampo.
La dinamica è stata ricostruita dai carabinieri di Luco dei Marsi. Da qui le richieste risarcitorie avanzate dai familiari del motociclista.
«La sentenza» sottolinea l’avvocato Cinzia Basilico che in questi anni ha assistito gli eredi della giovane vittima «è degna di attenzione innanzitutto in quanto si inserisce nell’orientamento giurisprudenziale, oramai prevalente, che individua nella Regione Abruzzo il soggetto destinatario delle richieste risarcitorie avanzate dagli automobilisti danneggiati dalla presenza di fauna vagante sulle strade. In secondo luogo, la pronuncia deve essere letta come monito per il legislatore abruzzese, il quale è chiamato a intervenire urgentemente, data la diffusione del fenomeno, a livello normativo per modificare l’attuale legge regionale in materia di danni causati dalla fauna selvatica, che come è noto, delega alla Provincia le funzioni risarcitorie per i danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole ed alla zootecnica, ma nulla dispone e prevede per i danni subiti dagli automobilisti».
«Più precisamente» prosegue l’avvocato Cinzia Basilico «il legislatore dovrebbe, previa regolamentazione della materia e finanziamento degli oneri necessari, delegare alla Provincia e agli Enti gestori delle reti stradali, anche le funzioni risarcitorie in materia di danni alla circolazione stradale, e dovrebbe, altresì, realizzare quelle misure di prevenzione, come barriere olfattive, odorose, ecodotti e altro, già presenti in altre regioni d’Italia. Misure risultate statisticamente idonee a scongiurare il pericolo di attraversamento delle strade da parte di cinghiali, lupi e cervi» conclude l’avvocato Basilico «fenomeno questo divenuto ormai una vera e propria calamità per i cittadini della Marsica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

