Morto nel fiume, 2 indagati per omicidio

26 Febbraio 2019

Si tratta dei 27enni che per ultimi hanno raccontato di avere visto D’Orazio. Domani l’autopsia, dubbi su una ferita al collo

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Omicidio e abbandono di persone minori o incapaci. Con queste ipotesi di reato il pm Lara Seccacini ha indagato Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia, entrambi di 27 anni e di San Benedetto dei Marsi, i giovani che per ultimi hanno raccontato di avere visto in vita Collinzio D’Orazio, il 51enne scomparso nella notte tra venerdì 1 e sabato 2 febbraio in circostanze mai chiarite e trovato senza vita, sabato scorso, nelle acque del fiume Giovenco. L’accusa è un atto dovuto, formalizzata in queste ore dal sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, titolare dell’inchiesta che va avanti da tre settimane al fine di mettere i giusti tasselli al giallo. La Procura ha disposto infatti l’autopsia sul corpo del 51enne e ha dato mandato all’anatomopatologo Cristian D’Ovidio, fissando il conferimento per l’incarico a domattina, giorno in cui potrebbe essere eseguito anche l’esame medico legale. Autopsia che diventa un accertamento tecnico irripetibile e i due indagati hanno quindi la possibilità di nominare dei legali.
Sul corpo della vittima, da una prima ricognizione avvenuta sul posto del ritrovamento, sarebbero emerse delle lesioni. Una al collo in particolare e altre meno evidenti all’addome. Lesioni provocate dalla permanenza in acqua o conseguenze di un pestaggio? Sarà l’autopsia a dare risposte. Fondamentale, oltre alla conferma delle ferite, sarà capire se c’è acqua nei polmoni del 51enne, ovvero capire se è morto annegato (e in questo caso potrebbe essere caduto nel fiume) oppure se nel corso d’acqua c’è finito quando già era morto, abbandonato da qualcuno.
I due indagati sono stati più volte ascoltati dai carabinieri che da giorni stanno eseguendo le indagini, quelli della compagnia di Avezzano, guidata dal capitano Pietro Fiano, quelli del Nucleo operativo diretto dal tenente Bruno Tarantini e quelli della locale stazione coordinati dal maresciallo Loreto Colabianchi. La famiglia di D’Orazio – la madre Teresa, il padre Mario e il fratello Cheri – chiede la verità sulla vicenda, escludendo un gesto estremo dell’uomo, e si è rivolta all’avvocato Berardino Terra per una tutela.
Mostacci e Caniglia ripetono ad amici e familiari di vivere in un incubo. Ai carabinieri e alla trasmissione “Chi l’ha visto?” hanno raccontato di avere dato un passaggio a D’Orazio la sera stessa della scomparsa. «Lo abbiamo trovato vicino alla piazza centrale», hanno detto i due, «era circa l’una di notte, forse l’una e mezza. Quando lo abbiamo caricato era ubriaco. Ha iniziato ad affrontare dei discorsi sui concerti che frequentava quando era ragazzo. Lo abbiamo fatto salire in macchina dicendogli che lo avremmo riportato a casa. Quando siamo arrivati non voleva scendere. Abbiamo provato a farlo scendere ma non voleva. Ha chiesto di essere portato sul retro dell’abitazione, ma a quel punto non voleva comunque scendere».
Da quel momento si sarebbero perse le tracce del 51enne. Ma per i carabinieri troppi punti non quadrano.
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