Morto nel fiume, caccia a tracce di Dna

Quarto accertamento tecnico irripetibile del Ris: nell’auto sequestrata materiale biologico che può appartenere a D’Orazio
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Gli interrogativi sulla morte di Collinzio D’Orazio, il 51enne sparito e ritrovato senza vita nelle acque del Giovenco, potrebbero avere una risposta dalle analisi scientifiche eseguite su materiale biologico scoperto dai carabinieri del Ris. Materiale che potrebbe appartenere alla vittima. Domani gli uomini del Reparto investigazioni scientifiche dovranno eseguire il quarto accertamento tecnico irripetibile su nuovi campioni sequestrati nelle settimane scorse, in particolare su alcuni tamponi.
L’indagine coordinata dalla Procura di Avezzano sulla misteriosa scomparsa dell’uomo continua senza sosta, così come gli accertamenti del Ris di Roma che nel giro di qualche settimana dovrebbero consegnare al sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Lara Seccacini, un fascicolo con le risultanze chimiche e biologiche. Analisi eseguite a più riprese nell’ambito dell’inchiesta per omicidio volontario.
Un giallo che sembra rimanere ancora con tante, troppe domande. I carabinieri, infatti, non credono al racconto di quanti, per ultimi, hanno visto in vita D’Orazio. I militari del reparto scientifico dell’Arma hanno infatti trovato all’interno dell'Audi A3 sequestrata a Fabio Sante Mostacci, 28enne di San Benedetto, indagato per abbandono di incapace insieme a Mirko Caniglia (27), del materiale biologico su cui è stato rilevato il Dna e sul quale è stato eseguito un accertamento tecnico non ripetibile al fine di conoscerne la provenienza e la tipologia. Ma non basta. Sono stati eseguiti anche degli esami, che arrivano al termine di una complessa indagine scientifica e tecnica avviata nei mesi scorsi, su materiale chimico. Il Ris di Roma ha proceduto anche a ulteriori accertamenti e al prelievo, tramite tamponi, di materiale biologico. Sono intervenuti, precedentemente, anche gli esperti della sezione chimica, un reparto che si occupa, in particolare, di analisi chimico-merceologiche su vernici, inchiostri o fibre, ma anche su sostanze stupefacenti tipiche e farmaci. Accertamenti che andranno a integrare quelli attualmente eseguiti sia dai reparti scientifici dell’Arma, sia da consulenti tecnici informatici sui cellulari delle persone coinvolte nella vicenda. Restano numerosi i nodi da sciogliere, ma determinanti potranno rivelarsi anche i risultati sulle analisi delle comunicazione intercorse tra i due giovani indagati, attraverso i social network presenti nei telefonini, come Facebook, Whatsapp, sms e foto. Verrà recuperato anche il contenuto cancellato dalla memoria dei cellulari sequestrati. Sembra ci sia anche un messaggio, ricevuto da un terzo giovane, che parla di «un sacco di patate scaricato a Strada 11».
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Antonio Milo, Mario Flammini e Franco Colucci, mentre la famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Berardino Terra.
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