Morto nella clinica, fatale un’overdose

9 Ottobre 2018

Prime risposte dall’autopsia, il legale dei familiari: «Com’è possibile che la droga sia entrata in una struttura protetta?»

AVEZZANO. Una morte dovuta a overdose all’interno di una clinica protetta, dove la droga non sarebbe dovuta entrare in alcun modo. È sempre più avvolto nel mistero il caso di Matteo Mirasole, il 27enne di Avezzano trovato senza vita il 7 giugno dello scorso anno. Dopo mesi di attesa, dall’esito degli accertamenti anatomici e tossicologici emerge uno scenario ancora più inspiegabile. I familiari del giovane chiedono di conoscere la verità su quanto accaduto e si pongono innumerevoli interrogativi a cui fino a oggi non è stata data risposta.
La Procura di Tivoli, che ha aperto un fascicolo per omicidio, ha depositato i risultati dell’autopsia e degli accertamenti chimici eseguiti anche sul materiale rinvenuto nella stanza del giovane. La morte sarebbe stata provocata quindi da una dose eccessiva di droga. I carabinieri hanno ascoltato alcuni testimoni, fra i quali degli ospiti che hanno avuto contatti con Mirasole nelle ore precedenti al decesso.
L’avvocato della famiglia, Roberto Verdecchia, ha presentato un’istanza per chiedere l’acquisizione degli atti e la documentazione sulla perizia. Il legale e i familiari del giovane marsicano si chiedono «come sia possibile che possa essere entrata sostanza stupefacente all’interno di una struttura sanitaria protetta».
Un interrogativo che consuma la mamma Armanda, che pochi giorni prima della morte era andata a trovare il figlio, chiamata dalla struttura, e aveva consegnato al ragazzo un telefono cellulare proprio perché «richiesto da un referente» della struttura. La madre però temeva che il figlio potesse mettersi in contatto con qualcuno all’esterno con cui lui avrebbe dovuto chiudere ogni rapporto. Una preoccupazione che alla luce di quanto avvenuto, e all’esito dell’autopsia, oggi appare fondata. Del caso Mirasole si era occupata anche la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”. Secondo la mamma, «in quella struttura socio-assistenziali non c'è nessun controllo e mio figlio doveva essere controllato».
Altri punti non convincono il legale del giovane e i familiari. Dopo la morte, infatti, all’arrivo della signora Armanda nella clinica, la scena viene descritta come «terribile», con «Matteo oramai freddo, che non sembrava dormisse, sembrava sofferente, sembrava avesse bisogno di soccorso in una camera completamente in disordine, con addosso un pigiama usurato e mai visto prima, le braccia sporche di terra e anche un po’ le mani, il collo e le spalle».
La Procura di Tivoli ha aperto un fascicolo per fare chiarezza su una vicenda che col passare del tempo sembra sempre più dai contorni sbiaditi. A destare sospetti è stata anche l’assenza del compagno di stanza del 27enne.
Giovane che successivamente era stato arrestato per altre vicende. Prima di una misteriosa sparizione.
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