Morto Piccone, l’uomo della storia del calcio

L’imprenditore fondatore della fabbrica Kromoss aveva 78 anni
CELANO. Ermanno Piccone da suo padre Filippo ha ereditato cognome e tenacia. Quando è nato, il 23 febbraio 1940, la guerra era in atto e sbarcare il lunario era impresa ardua. Il papà faceva il pastore, sapeva mettere insieme il pranzo con la cena, ma in casa Piccone c’era povertà da vendere. Ma Ermanno possedeva il desiderio del riscatto e nel Dna i geni di colui che sa cavarsela. Tanto che nella sua vita è riuscito con sorprendente caparbietà a produrre tanto di positivo, per sé e per gli altri. Ed è in questa positività il ricordo che conservano coloro che l’hanno conosciuto.
Ermanno Piccone è morto ieri mattina nella sua abitazione in via Calvario a Celano. Era andato a fare una passeggiata vicino alla sua piscina, lui che da ragazzo raccontava di aver fatto il bagno, a turno coi familiari, in vecchie tinozze maleodoranti, quando ha avuto un malore e si è accasciato. La moglie Ivenza ha chiamato i soccorsi, ma all’arrivo del medico Diana Mascitti il cuore aveva già ceduto. Aveva 78 anni, gran parte dei quali trascorsi tra lo sport e il lavoro.
Da giovane ha praticato il pugilato a livello agonistico, quella disciplina dove homo homini lupus (l’uomo è lupo all’uomo), una passione che gli è rimasta dentro per tutto il resto dell’esistenza. E ogni qualvolta si allestiva una riunione di boxe nella Marsica, oltre alla presenza, non faceva mai mancare l’apporto economico. Il pallino dell’imprenditoria Ermanno Piccone lo ha scoperto negli anni Settanta, quando faceva l’autotrasportatore per conto della Cell, l’azienda di Ferdinando Barigazzi che produceva profilati in alluminio. Da umile trasportatore, ha avuto l’intuizione di aprire nella Marsica, per la stessa azienda, un magazzino-deposito dove accumulare i prodotti finiti, prima della consegna. Era il 1978, l’anno del definitivo ingresso della famiglia Piccone nel mondo della grande industria. Sulla scorta dell’esperienza maturata nella Cell, e grazie anche all’apporto fornito dai figli, nel 1985 ha fondato la Kromoss, industria che in breve tempo è diventata leader nel comparto dei trattamenti superficiali di profili in alluminio per architettura e nella produzione di laminati pre-verniciati in alluminio. La Kromoss, che poi si è ramificata con sedi anche all’estero, resta il fiore all’occhiello del tenace Piccone, perché nonostante la crisi globale che da anni investe l’economia riesce ancora a dare lavoro a circa 200 persone. Imprenditore vecchio stampo, con alti valori morali, trattava gli operai come figli. Tanto che alla Kromoss mai uno sciopero è stato neppure pensato. Piccone, fino all’altro giorno, non mancava un appuntamento in azienda, sempre con la matita in mano per fare i conti. E di recente lavorava a un ampliamento. Un uomo che si è speso tantissimo e in numerose circostanze per la sua Celano, diventando presidente della squadra di calcio, vedendo nello sport un altro segno distintivo del suo riscatto. Piccone, partendo dall’Eccellenza, ha sfiorato la serie C1, persa nello spareggio contro il Real Marcianise (2008). Ha comunque fatto la storia del club biancazzurro. Durante la sua solida presidenza, con sei anni di calcio nel professionismo, sono arrivati a Celano fior di giocatori (Sebastian de Maio, Federico Dionisi, Daniel Ciofani e Damiano Zanon), che ancora oggi si fanno onore nelle maggiori serie nazionali. Ha lasciato la presidenza del Celano dopo la stagione 2011-2012, dopo quasi trent’anni di successi e dopo avere invano sognato la nascita di una squadra tutta marsicana. Nell’ambito del pugilato, invece, nel 2006, è stato molto vicino a Giuseppe Truono in occasione del campionato internazionale Ibf dei pesi leggeri, consentendo al suo pupillo, che era anche suo dipendente, di potersi allenare a puntino, fino a conquistare il prestigioso traguardo. Ermanno Piccone è stato un imprenditore con alti valori morali, che nel corso della sua esistenza ha dovuto affrontare anche prove terribili, come quella per la scomparsa del suo adorato figlio Fabio, morto nel 2008, all’età di 41 anni, per un incidente su una pista di motocross. Una perdita che lo ha profondamente segnato. Nonostante ciò, la sua vena imprenditoriale lo ha portato anche a cercare nuove forme di investimento, come nel settore immobiliare (ad Avezzano una società che a lui faceva capo ha acquistato l’ex zuccherificio Trara) o nel campo della ristorazione (a Celano ha aperto il ristorante “La fabbrica dei sapori”). E da fedele è stato anche confratello della chiesa Madonna del Carmine. Il sindaco Settimio Santilli ha proclamato per oggi, giorno dei funerali, il lutto cittadino. L’addio è previsto oggi alle 18 nella chiesa di Santa Maria Valleverde. Oltre alla moglie Ivenza Baruffa, lascia i figli Filippo, ex parlamentare, già sindaco di Celano, Federico e Franco. E lascia soprattutto piacevoli ricordi.
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