Movida in mascherina, primo test al via

5 Giugno 2020

Weekend con la nuova regola che obbliga a indossare i dispositivi. Stratta (Fipe-Confcommercio): «L’ordinanza tutela tutti»

L’AQUILA. Il weekend che comincia oggi costituirà il primo vero banco di prova per toccare con mano gli effetti dell’ultima ordinanza firmata dal sindaco Pierluigi Biondi, quella che ha introdotto l’uso obbligatorio della mascherina in centro storico a partire dalle 19 e che ha imposto il divieto di consumo di alcolici lontano dalle immediate pertinenze dei locali (la cosiddetta norma anti-botellòn).
Il timore è che le nuove regole possano ulteriormente scoraggiare le persone, già poco inclini a uscire in questa fase a causa dell’ansia da contagio, dal frequentare il centro, almeno nelle ore notturne. Da quando, per le attività commerciali, è finito il lockdown, ossia dal 18 maggio, le presenze, afferma Daniele Stratta, presidente provinciale di Fipe-Confcommercio L’Aquila (l’associazione che rappresenta i pubblici esercizi), si sono praticamente dimezzate.
«Nei giorni in cui si lavora di più, ovvero il giovedì e il sabato, se non piove arriviamo a registrare il 50% dei clienti che avevamo nel periodo pre-Covid. Il resto della settimana è quasi peggio della fase 1, quando potevamo lavorare solo con le vendite da asporto. Ed è così non solo all’Aquila, ma in tutta la provincia. Sono dati che non ci aspettavamo e che ovviamente ci preoccupano molto».
Quanto all’ordinanza, Stratta, titolare di uno dei locali che affacciano su piazza Chiarino, il cuore della vita notturna in centro storico, osserva: «I chiarimenti forniti dal Comune sono stati opportuni e hanno messo in chiaro che si può consumare anche fuori dai locali purché si rimanga nelle immediate vicinanze degli stessi, con mascherina e nel rispetto delle distanze di sicurezza».
Quanto alle polemiche sollevatesi per il divieto che interessa solo i negozi di vicinato (quello di vendere bevande, anche in bottiglia, dopo le 21), Stratta precisa: «Parliamo di attività che, a differenza nostra, non hanno dovuto chiudere durante il lockdown e che, non potendo fare somministrazione, sono tenute a vendere soprattutto vetro. Quello stesso vetro che poi regolarmente viene trovato lontano dai locali. Se vogliono fare anche somministrazione, è sufficiente che questi esercizi si dotino di un bagno accessibile anche ai portatori di handicap e di un bancone. Nel complesso», afferma in conclusione Stratta, «quest’ordinanza tutela sia la salute dei cittadini sia l’interesse degli esercenti che quello dei residenti. Nel resto d’Italia, i Comuni hanno emanato provvedimenti molto più restrittivi. Ma ricordo che anche qui all’Aquila, in passato, abbiamo avuto delle ordinanze molto più severe».
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