Movida molesta in centro storico I residenti: «Situazione invivibile»

13 Luglio 2022

Decibel alle stelle, degrado, atti vandalici e assenza di controlli i problemi ripetutamente segnalati Ma i giovani non ci stanno ad accettare nuove restrizioni, coprifuoco e controlli più stringenti

L’AQUILA. Basterebbe l'espressione di disappunto di Ivano Monzani durante l’esibizione del rapper Parky, al concerto LoveMi organizzato da Fedez, per definire uno scontro generazionale. Nel giro di pochi clic, le smorfie dell’addetto alla sicurezza che esprimevano il disappunto sulle rime e le parole colorite del rapper sul palco, lo hanno reso uno degli idoli dell’estate. Ma quelle espressioni del 51enne restituiscono, seppure in chiave goliardica, uno degli scontri generazionali sui diversi modi di intendere la vita serale e il divertimento. Le visuali sono diverse e tutte si interfacciano tra loro, offrendo le proprie ragioni. Il punto di vista di un giovane qualsiasi della generazione cosiddetta dei “millenials”, che racchiude i nati tra il 1981 e il 1996, ossia coloro che hanno compiuto il loro primo e ultimo anno da teenager (età 13-19) durante il corso degli anni 2000. Il che vuol dire, un ricordo più o meno definito del terremoto, del prima e del dopo, tra zone rosse, difficoltà, contraddizioni e promesse non sempre mantenute. Poi, nel momento, in cui il centro storico sta finalmente ritrovando una luce diversa, vivida, ecco che arrivano nuove regole, restrizioni, coprifuoco, oltre il disappunto da parte di tante persone che hanno trovato nei giovani un facile capro espiatorio anche per la diffusione del virus. Quello che conta per questa generazione è la possibilità di rivivere il centro tra aperitivi, drink serali, occasioni di incontro.
Il secondo punto di vista è quello dei locali in centro (pub, ristoranti, bar) che cercano di mettersi alle spalle due anni disastrosi, intervallati da due mesi estivi il cui turismo in crescita delle aree centrali ha permesso quantomeno di rifarsi un po’ delle perdite. Mesi estivi in cui si cerca di ottimizzare i guadagni perché dell’autunno non c’è certezza tra timori di nuove varianti e rincari dei costi energetici. Mesi in cui, in ogni caso, in molti non rinunciano a investire parte dei loro incassi in musica dal vivo e non tutti, per fortuna, lo fanno con la formula becera del «pago l’artista in base a quanta gente porta al bancone».
Ed è proprio sulla musica che si gioca, tuttavia, la partita tra avventori e residenti. Alcuni di questi peraltro stanchi dopo anni di degrado, “botellon”, schiamazzi notturni, atti di vandalismo, assenza di regole certe. Un sistema di cose che non va certo a premiare chi coraggiosamente ha scelto già da anni di rientrare in centro. Molti, la mattina devono svegliarsi per andare a lavoro. Vedono il centro storico dalla stessa visuale, quelle persone che hanno deciso di tornare da fuori città. Oppure di acquistare una casa in centro. È il caso della signora Lina Altobelli, la cui famiglia è approdata all’Aquila dopo anni passati a Roma.
«Abbiamo scelto di stabilirci qui perché cercavamo un’area tranquilla dove abitare», racconta. «Ma ogni notte dobbiamo tenere le finestre chiuse per non essere tormentati da urla, parolacce e musica inascoltabile». Tutto questo, perché i locali nei pressi della Fontana Luminosa restano aperti sino a tardi e molti clienti restano fuori a fare baccano anche oltre.
E poi c’è chi non vuole rinunciare alla vita serale, ma chiede anche regole. «Le agevolazioni burocratiche su dehors e tavolini di bar e ristoranti, che comprendo», scrive il consigliere comunale, Enrico Verini, «devono però essere regolamentate da norme chiare (e dal buonsenso). Non si può permettere l’occupazione dalla prima mattina. I tavoli vanno posizionati in coincidenza dell’orario di pranzo e di cena. Questo in primis per consentire agli altri commercianti di avere quella minima possibilità di parcheggio. Chiederò all’assessore competente, di agire in tal senso, (poi parleremo anche di decibel)».
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