Multe al semaforo, c’è un giallo sulle date

Il giudice di pace annulla 4 sanzioni e invia gli atti in Procura: anomalie sulle consegne ai cittadini
AVEZZANO. Sull’invio delle sanzioni del T-red, il contestato apparecchio la semaforo di via XX Settembre oggetto di ricorsi a raffica, indagherà la Procura: la richiesta arriva dal giudice di pace Gabriele Di Girolamo, in ordine all’ennesima sentenza di annullamento di 4 multe, impugnate dall’avvocato Carmelo Occhiuto, sulla base di due eccezioni principali: la striscia bianca a terra non ben definita e un difetto di notifica. Per questi motivi, il giudice di pace ha accolto il ricorso del legale e annullato i verbali, condannato il Comune alla restituzione del contributo unificato al ricorrente, compensato le spese e disposto la trasmissione della sentenza all’autorità giudiziaria «al fine di verificare eventuali reati conseguenti alle dichiarazioni contrastanti di pubblici ufficiali». La controversa storia delle migliaia di sanzioni del T-red, quindi, prende la strada della Procura, affinché verifichi l’operato dei funzionari pubblici. L’inghippo da chiarire ruota sulle date di consegna della documentazione da Sapidata, incaricata dal Comune per gestire la parte logistica dell’operazione, con la presa in carico di Poste italiane. «Dalla documentazione», sottolinea Di Girolamo nella sentenza, «si evincono date differenti relative alla consegna all’ufficio postale del plico ai fini della notifica e presa in carico». Seppur consegnati in giorni diversi, infatti, i verbali sarebbero stati presi in consegna dalle Poste, «oltre i 90 giorni. È necessario», sottolinea Di Girolamo, «verificare l’effettiva data di consegna all’ufficio postale. Non sfugge a questo giudicante che il verbale di accertamento costituisce un atto pubblico e come tale ha una fede probatoria privilegiata fino a querela di falso; tuttavia, anche l’agente postale, il quale attesta la data di presa in carico del plico, anche se attraverso sistemi informatici, riveste natura di pubblico ufficiale, proprio in ragione della circostanza che il servizio postale costituisce una funzione pubblica». (m.s.)
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