Muore a 63 anni Anna Colasacco la sentinella della ricostruzione

15 Maggio 2020

Si spegne dopo una lunga malattia una delle voci più appassionate dei comitati civici nati nel 2009 Animatrice della prima ora del “popolo delle carriole”, dal suo blog (Miss Kappa) sferzava i politici

L’AQUILA. Anna Pacifica Colasacco, 63 anni, dopo una lunga malattia è morta. Con lei se ne va una combattente e una testimone preziosa degli anni del post-sisma 2009. Il “popolo delle carriole” – il movimento che dal febbraio 2010 e per parecchi mesi successivi rappresentò il momento più alto e forse il più “etico” della voglia di rinascita degli aquilani – ebbe in Anna Pacifica Colasacco una leader disinteressata. Lei non chiedeva nulla per sé, aveva invece la massima attenzione verso ciò che era meglio per la comunità. La sua morte chiude solo una parentesi della sua battaglia. In particolare il suo blog “Miss Kappa” è il suo grande lascito alla città. La migliore descrizione della sua personalità e del suo carattere la dà proprio lei quando nelle “informazioni personali” scrive: “Sognatrice incallita, rivoluzionaria mai pentita, utopista nata, don Chisciotte consapevole, insomma, una diversa non integrata, felice di esserlo! Dal 6 aprile 2009 nata a nuova vita, ché quella precedente è stata spezzata. Vita diversa la nuova. Vita da sopravvissuta”.
RACCONTO DELLA CATASTROFE. I suoi post nel blog vanno letti e riletti con attenzione. Lì dentro c’è la cronaca degli anni che sono seguiti alla catastrofe e in particolare il racconto di quella “primavera” del 2010 quando si tentò di portare la voce della gente nelle “stanze” dove da un anno si decideva tutto praticamente senza contraddittorio. Sono resoconti fedeli, lucidi, veri. Degni di essere raccolti in un volume che sicuramente potrebbe dare un contributo alla ricostruzione storica del periodo commissariale (e non solo) e sfatare così i tanti “falsi miti” costruiti ad arte e mettere alla berlina “gli eroi” usciti improvvisamente e dopo anni, dalle comode cucce nelle quali si erano rifugiati. «La ricostruzione sociale è iniziata da noi», scriveva Colasacco nel marzo 2010, «è iniziata dal popolo delle carriole, come i media ci hanno battezzati. Sappiamo bene che ormai costituiamo una realtà tangibile. E ci temono in molti. E molti vorrebbero cavalcare i risultati dello sforzo e del sacrificio che, dopo mesi, mostra i suoi frutti. Noi vogliamo continuare a essere liberi. E a rivendicare il diritto alla partecipazione. Alla trasparenza. Alla verità». Nel maggio 2010: «Non ho l’ansia di vedere aumentare i consensi. Non siamo un partito politico. E, men che meno, dobbiamo fare marketing commerciale, per cooptare chi ancora aspetta e sta a guardare. Dobbiamo portare avanti idee e progetti tesi al bene comune. E, soprattutto, pretendere dalle amministrazioni quella partecipazione che è un diritto sancito dalla legge dello Stato italiano. Partecipazione che sia controllo e programma. E proposte. Io non mi fermo. Anche se dovessi restare sola con la mia carriola. Che è un simbolo e una realtà. E, come me, siamo in tanti». A chi malignava sui suoi presunti obiettivi politici così replicò in un post: «Tranquillizzatevi, potete guardarmi con maggiore bonomia: non ho intenzione di candidarmi, né di mettere il bastone fra le ruote ad alcuno. Rispetto il lavoro di tutti. La lealtà è sempre stata per me una necessità assoluta, mi capita, però, di commettere l’errore di pretenderla anche dagli altri. Voterò in base al programma, come ho sempre fatto. Sperando che venga rispettato. A me interessa solo il bene di questa “comunità”. Le virgolette, ahimé, sono d’obbligo».
L’AMAREZZA. Nel febbraio 2011, quando cominciò a notare una certa stanchezza nella lotta avviata un anno prima, sottolineava: «Eppure la nostra città è bella, meravigliosa. È bella anche profondamente ferita. Io piango, di fronte alla sua bellezza. E le ferite, quelle ferite, me la fanno amare ancor di più. Sono stati chiamati esperti, luminari, saggi. Abbiamo strutture che dovrebbero partorire idee. E fatti. Ma abbiamo il nulla. Solo la desolazione dell’immobilismo. E in pochi urliamo che la rivogliamo questa città. Sempre pochi, sempre meno. Ché la speranza, lo dicevo, sta finendo. E il terreno è pronto, e fertile. Per chi vuole speculare». Le ultime due frasi andrebbero stampate sulla piazza principale della città dove per mesi fu allestito il tendone dell’assemblea cittadina. Anna Pacifica Colasacco, sorella della storica d’arte BiancaMaria Colasacco, lascia il marito Giuseppe “Peppe” Sordini. La tumulazione avverrà oggi nella cappella di famiglia nel cimitero di Capestrano. Un manifesto funebre la saluta così: «Bella Ciao».
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