Muore a 63 anni avvelenato dal cibo

24 Agosto 2019

Sospetti su funghi o selvaggina consumati a cena: fatale un’epatite. La figlia: «Una fine assurda, vogliamo la verità» 

TRASACCO. È morto dopo dieci giorni di agonia e in circostanze tutte da chiarire, ucciso da un’epatite forse provocata dal cibo contaminato, funghi o selvaggina, consumato durante una cena. Antonio Alonzi, da tutti conosciuto come Tonino, aveva 63 anni ed era di Trasacco, deceduto nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Avezzano. I familiari chiedono di conoscere la verità, ma soprattutto si domandano se questa morte poteva essere evitata. Uno degli alimenti ingerito dall’uomo avrebbe scatenato una epatite di tipo E. Successivamente ci sarebbero state delle complicazioni che hanno portato alla morte il 63enne trasaccano.
La figlia Maria Lorenza non si dà pace. «Non abbiamo una spiegazione logica su ciò che è accaduto», racconta, «mio padre era entrato in ospedale e i medici ci hanno detto che ha mangiato del cibo contaminato. I medici hanno parlato di selvaggina ma noi non ne mangiamo. Era andato a cena con degli amici, ma non sappiamo di preciso che cosa abbia consumato. Vogliamo la verità».
Secondo i medici l’epatite fulminante che ha causato danni devastanti al fegato sarebbe stata provocata da cibo contaminato. Funghi tossici o non puliti adeguatamente, contaminati da residui fecali di qualche animale. Oppure della selvaggina cucinata senza particolari riguardi. Solo ipotesi. L’uomo era arrivato in ospedale una decina di giorni fa. «Mio padre», prosegue la donna, «ha avuto un blocco renale, quindi una crisi respiratoria, fino ad arrivare alla morte. È assurdo. Ho anche chiesto se l’ospedale avesse competenze per questi casi specifici e avevo sollecitato il trasferimento in una struttura adatta, ma mi è stato risposto che non c’erano posti letto. Per farlo trasferire in Rianimazione ho dovuto chiamare i carabinieri. Però era troppo tardi».
Tonino Alonzi, che aveva lavorato nell’edilizia, era una persona conosciuta e che si faceva ben volere a Trasacco. Partecipava attivamente alle iniziative della comunità locale e faceva parte del Comitato per i festeggiamenti in onore dei Santi Cesidio e Rufino. In questo periodo era impegnato nella vendita dei biglietti per la lotteria. «Adesso che te ne sei andato», sottolinea Gianmarco Cancelli del Comitato, «il banchetto per la lotteria rimarrà un vuoto dentro di noi, specialmente per me. Ma sono sicuro che questo posto non te lo toglie nessuno, sarà tuo per sempre. Sono onorato e felice di aver collaborato con te per due anni e questo lo ricorderò sempre».
Alonzi lascia la moglie, Marilena Pollicelli, e l’altro figlio Simone. (p.g.)
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