Muore dopo la trasfusione di sangue infetto, maxi risarcimento a una famiglia di Avezzano

Paziente morto per epatite C contratta in ospedale, i familiari ottengono giustizia dopo oltre 30 anni: risarcimento di 2 milioni di euro
AVEZZANO. Morì per l’epatite C contratta con le trasfusioni di sangue. Il ministero della Salute è stato condannato a pagare due milioni di euro a una famiglia di Avezzano a titolo di risarcimento del danno. I fatti risalgono al 1981, quando un uomo di Avezzano, che all’epoca aveva 50 anni (P.A. sono le sue generalità), venne ricoverato al policlinico Gemelli di Roma a causa di una grave anemia. Nel corso del ricovero il paziente venne sottoposto a un intervento chirurgico e gli furono trasfuse numerose sacche di sangue ed emoderivati infetti con il virus dell’epatite C. Da allora, negli anni, l’avezzanese sviluppò una grave forma di epatopatia cronica con evoluzione cirrotica che lo ha portato alla morte. La famiglia ha iniziato una vera e propria battaglia legale per far valere i propri diritti e si è rivolta ai legali Berardino e Antonella Terra che hanno lavorato anni per provare che il decesso era dovuto a quelle sacche di sangue infetto. Il processo civile si è celebrato davanti al tribunale di Roma ed è durato diversi anni e ha visto una lunga istruttoria fatta di documenti e perizie medico-legali, con cui alla fine si è accertato che le sacche di sangue erano infette con il virus dell’epatite C e che era stata l’infezione a provocare la morte. «Il tribunale di Roma ha ritenuto che l’unico responsabile è il ministero della Salute, in quanto, come ormai è noto, fino agli anni ‘90, ha colposamente omesso ogni di tipo di esame e controllo sulle sacche di sangue che venivano trasfuse ai pazienti nelle strutture ospedaliere di tutta Italia», commentano i due legali Terra, «ciò pur avendo precisi obblighi normativi imposti dal legislatore sin dal 1971. Da una recente statistica si contano più di 20mila persone rimaste contagiate con trasfusioni di sangue infetto tra gli anni ‘70 e ’90. Anche la Marsica risulta colpita da tali contagi a seguito di prestazioni sanitarie ricevute dai pazienti in quegli anni negli ospedali di Pescina, Avezzano e Tagliacozzo».
Magda Tirabassi
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