Muore l’ex ferroviere aggredito in casa

Recchione aveva 61 anni, era in coma da due mesi. Si aggrava la posizione del fidanzato della figlia che ha confessato la lite
SULMONA. Una lotta durata quasi due mesi con i medici del reparto di rianimazione che hanno tentato in ogni modo di poterlo salvare. Ma le speranze che Filippo Recchione, 61 anni ex macchinista, potesse farcela, sono svanite nel primo pomeriggio di ieri, quando il suo cuore ha cessato di battere. Una morte che getta nello sconforto i familiari, gli amici e quanti lo conoscevano, ma che aggrava la posizione del giovane di Pacentro, sospettato di essere l’autore dell’aggressione dalla quale è scaturito il ricovero del 61enne in ospedale in prognosi riservata. L’uomo era stato trovato dalla figlia, il l8 febbraio scorso, privo di sensi nella propria abitazione al quarto piano di una palazzina nella zona Peep. L’uomo era riverso, coperto di sangue, sul pavimento e presentava una ferita alla testa che ha suscitato subito dubbi, soprattutto agli uomini della squadra anticrimine del commissariato di polizia, guidata dall’ispettore superiore Daniele L’Erario, che ha avviato le indagini. Fin dal primo momento i poliziotti non sono stati convinti che a provocare quella ferita potesse essere stata una caduta accidentale, come riferito dalla figlia. E dai sopralluoghi eseguiti nell’abitazione nei giorni successivi all’evento sarebbero emersi particolari che avrebbero generato negli investigatori più di un sospetto. Fino a quando sono riusciti a mettere alle strette il fidanzato della figlia il quale dopo un mese ha confessato alla polizia di avere avuto una colluttazione con Recchione: «Ho agito d’impulso perché non voleva accettare che io frequentassi la figlia. Ma quando sono andato via era perfettamente lucido». Indagato per tentato omicidio, ora alla luce del decesso dell’ex macchinista delle ferrovie, la posizione di S.M., il giovane di Pacentro, è destinata ad aggravarsi.
«Volevo avere un chiarimento con lui, soprattutto volevo sapere i motivi della sua contrarietà al rapporto tra me e la figlia. Una parola di troppo e ci siamo ritrovati a spingerci e a insultarci, ma non pensavo che potesse sentirsi male tanto da arrivare a una situazione così grave». Ora spetterà all’autopsia che con molta probabilità sarà disposta nella giornata di oggi, stabilire se la morte di Filippo Recchione può essere ricollegata in qualche modo alla lite con il fidanzato della figlia.
L’ex ferroviere, che viveva solo nella sua casa, ha una situazione familiare complessa con due figlie avute da due donne diverse. Situazione che ha spinto il gip Daniele Sodani a nominare l’avvocato Mauro Maiorano quale tutore sia per quanto ha riguardato le decisioni medico-sanitarie assunte fino a ieri, sia per gestire l’aspetto patrimoniale dell’ex ferroviere. Una situazione che potrebbe portare a breve a nuovi e clamorosi sviluppi.
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