Musica contro lo sterminio di Rom e Sinti

Iniziativa delle Donne democratiche con l’Alexian Group di Santino Spinelli e la presenza dei giovani
L’AQUILA. “La memoria condivisa, per non dimenticare”. È il titolo dell'iniziativa promossa dalle Donne democratiche del territorio aquilano che si è tenuta lo scorso 25 gennaio nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno della Memoria.
L’evento ha visto le seconde e terze generazioni di ebrei e rom insieme sul palco dell’Auditorium del Parco del Castello per raccontare le persecuzioni, le deportazioni e i lutti vissuti durante il nazifascismo. L’iniziativa ha rappresentato la prima commemorazione comune della Shoah e del Porrajmos, la persecuzione e lo sterminio subìto dagli ebrei e dai rom e sinti durante il nazifascismo.
«Abbiamo voluto ricordare l’immane tragedia della Shoah con uno sguardo inedito che ha esteso gli orizzonti della riflessione all’altra strage di massa, la persecuzione e lo sterminio nazista di Sinti e Rom, accanto a quello degli Ebrei», ha detto la portavoce delle Democratiche Eva Fascetti. «Un’iniziativa che ha portato con sé un importante messaggio di coesistenza delle culture Ebraica e Romanes».
L’iniziativa ha spaziato dalla poesia e letteratura ebraica e romanì alla musica dell’Alexian Group di Santino Spinelli, che ha rievocato le radici di un popolo millenario, una tradizione che ha influenzato nella storia compositori come Liszt, Brahms, Schubert, Ravel, Debussy, Dvorak, Musorgskij, Stravinskij, Cajkovskij.
All'evento, moderato da Eva Fascetti, hanno partecipato anche David Fiorentini, presidente delle comunità dei giovani ebrei (Ugei), Simone Santoro (chief policy Ugei), Gennaro Spinelli, violinista e presidente italiano comunità romanes (Ucri).
«In tutto il mondo celebriamo il Giorno della Memoria. Noi Democratiche vogliamo rilanciare il messaggio di coesistenza pacifica di cui si sono fatti portavoce i rappresentanti delle due comunità», ha detto Eva Fascetti. «Ricordare la storia è fondamentale per costruire il futuro, specialmente in questo periodo di revisionismo e negazionismo. Forme di resistenza pacifica sono ancora necessarie e non possono che passare attraverso l’incontro di culture diverse».
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