Musica, cori e luci soffuse nel centro storico ritrovato

Quaranta spettacoli, dislocati in 25 punti, hanno animato la notte in città Locali pieni di ragazzi e nell’aria si diffonde il profumo della buona cucina
L’AQUILA. Ieri sera la grande protagonista della Perdonanza è stata lei: L’Aquila. La città ha offerto uno spettacolo unico. Nessuna corsa alla poltroncina in prima fila, niente caccia al biglietto, stop a polemiche più o meno artefatte. Il centro storico del capoluogo si è mostrato in tutta la sua naturale bellezza.
LUCI SOFFUSE. Persino le luci soffuse e a tratti zone immerse nel buio hanno dato la sensazione di una serata tra amici che si ritrovano a lume di candela nel “salotto buono” gustando un bicchiere di birra, un arrosticino, una pizza, una polpetta. «Fate come a casa vostra», sembravano dire le splendide facciate dei palazzi restaurati al passaggio-passeggio delle migliaia di persone che hanno affollato e “ammirato” il cuore della città. “L’Aquila suona” è una ricetta antica (chi non ricorda l’Isola sonante di Errico Centofanti?) che si è rinnovata senza perdere fascino.
I NUMERI. I dati sono noti: 40 spettacoli ad animare 25 luoghi del centro storico con gruppi musicali, cori, spettacoli di danza , mostre d’arte. Eppure, nonostante il gran numero di eventi, lo struscio lungo il Corso (i Portici sono ancora in gran parte impraticabili) è apparso un fiume che scorre lento, sereno e tranquillo. Non ci si affretta e non si corre, si cammina godendo di una serata che, da quando è iniziata la Perdonanza 2019, per la prima volta non ha riservato sorprese climatiche o scrosci di pioggia. Nessuno ha portato ombrelli con sé, qua e là si notava qualche magliettina perché, a tarda ora, non si sa mai. Spostandosi da un luogo all’altro ci si incontra , si scambiano due chiacchiere, si entra negli splendidi edifici per godere di un bel quadro, del suono di una chitarra, di una leccornìa. Una città finalmente “normale” con coppie di anziani che ritrovano i luoghi della gioventù e coppie di giovani alla scoperta di angoli nemmeno immaginati. Via Verdi, piazza Regina Margherita, via Garibaldi sono spazi ristoro a cielo aperto. Tavoli, sedie, piatti e avventori sembrano disegnare un quadro che ferma il tempo e cancella l’orrore di dieci anni fa.
LOCALI PIENI. Nei locali aperti ci sono molti giovani: sono clienti, ma anche gestori. Tanti ragazzi si sono messi in gioco e sono quelli che nel 2009 erano poco più che adolescenti e ora vogliono scommettere sulla loro città. Lungo il cosiddetto “Corso stretto” c’è Simone che appena 20 giorni fa ha aperto un locale con drink e polpette. Simone è stato il migliore amico di un ragazzo che alle 3.32 del 6 aprile non ce l’ha fatta. Nonostante siano passati 10 anni non ha dimenticato quel compagno 18enne col quale sognava e progettava il futuro. Simone saluta con affetto il papà e la madre del suo “vecchio” amico, i quali possono solo fantasticare su come sarebbe stata la storia di quel figlio inghiottito dalla furia delle macerie.
TANTA MUSICA. Piazza Chiarino è un luogo incantato, si balla, si suona, i bambini si divertono. L’aria di “L’Aquila suona” è leggera, c’è voglia di sorridere, di raccontare e raccontarsi. Persino le ferite della chiesa di Santa Maria Paganica hanno una loro “strana” bellezza. A due passi c’è una coppia di fidanzati che consuma con calma la cena, le parole nemmeno si percepiscono, le poche lampade fanno appena intuire i volti, tutto sembra sospeso come in una notte incantata. Davanti alla basilica di San Bernardino decine di persone attendono l’esibizione di un coro, in piazza Palazzo si diffonde l’odore di carne arrosto che fa tanto pic-nic. Palazzo Margherita si staglia sornione sullo sfondo. Il Quarto Cantone (quello della Biblioteca e del Convitto) è un po’ imbronciato avvolto com’è nei puntellamenti della prima ora. In piazza Duomo una banda musicale con trampolieri al seguito fa tanto festa di paese, alle Anime Sante ci sono le musiche di Antonio Vivaldi, nel grande palco davanti alla cattedrale sventrata centinaia di persone attendono lo spettacolo che si annuncia ricco. La Villa comunale fa storia a sé: stand con prodotti variegati e davanti all’Emiciclo una serata da godere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

