Musica e cultura senza spazi: grandi spettacoli a rischio esilio

Col Teatro Comunale inagibile dal sisma, soltanto 350 posti al Ridotto e 238 all’Auditorium del Parco Carioti (Isa): «Si rischia di spostare produzioni prestigiose fuori città». Biondi: «Arrivano più sostegni»
L’AQUILA. L’Aquila non è (più) una città per i grandi eventi culturali e musicali. Lo dicono i numeri: al momento le strutture più capienti sono il Ridotto del Teatro comunale con i 350 posti a sedere e l’Auditorium del Parco del Castello, che può ospitare 238 spettatori. La grande vivacità culturale del capoluogo abruzzese, che prima del sisma vantava una delle medie di spettatori presenti nei teatri cittadini più alte d’Italia, oggi non sa infatti dove mettere in scena produzioni artistiche di un certo rilievo, almeno nei mesi freddi invernali. E l’allarme lo lanciano gli stessi operatori culturali: così i grandi spettacoli rischiano l’esilio.
Gli altri spazi culturali, pubblici e privati, del resto, in rari casi arrivano a superare la soglia del centinaio di posti a sedere: dalla sala dell’Accademia di Belle Arti a quella del Conservatorio Casella, dal Teatro dei 99, a quello di “Piazza d’Arti”, fino al teatro San Filippo, ancora chiuso (mancano soltanto le sedie), ma quasi pronto alla riapertura dopo i lavori di sistemazione post-terremoto.
Si sente la mancanza dell’Auditorium Florio della Guardia di finanza, da qualche anno non più fruibile con i suoi 850 posti circa e, soprattutto, del Teatro comunale, chiuso dal terremoto del 2009 con le sue 600 poltrone e vittima di continui rinvii nei lavori di sistemazione. Inagibile anche l’Auditorium del Castello, che però di posti ne aveva molti meno.
E poi ci sono le eterne incompiute (o mai cominciate): su tutte, il grande teatro cilindrico da un migliaio di posti, che sarebbe dovuto sorgere all’interno del Parco urbano di piazza d’Armi. Un iter burocratico senza pace ha rallentato però il mega progetto, quasi del tutto azzerato nei giorni scorsi con la decisione del Comune di recedere dal contratto con la società che avrebbe dovuto realizzarlo e di procedere con una revisione del progetto esecutivo e con una nuova gara d’appalto. Non va meglio alle strutture sportive cittadine, che potrebbero rappresentare un’alternativa ai teatri. Basti pensare al PalaJapan che resta ancora lì, incompleto da anni.
Di «criticità» e di «problema degli spazi da destinare alla musica e allo spettacolo dal vivo» ha parlato senza mezzi termini e pubblicamente Bruno Carioti, presidente di una delle principali istituzioni culturali aquilane, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese. Lo ha fatto alla presentazione della stagione dei concerti dell’Isa, lanciando l’allarme: «Per rispondere alla crescente domanda del pubblico ed evitare di dover spostare le produzioni più prestigiose fuori dal contesto urbano, occorre uno spazio dedicato e funzionale alle attività dell’Orchestra con organici numerosi in un luogo in grado di accogliere un numero importante di spettatori». Carioti ha garantito «ampia collaborazione» all’amministrazione comunale nella soluzione al problema. Al suo fianco c’era l’assessore al Turismo Ersilia Lancia, che ha assicurato «massima attenzione».
Ma la delega alla Cultura, nella giunta comunale la detiene in prima persona il sindaco Pierluigi Biondi, che ieri ha annunciato con una nota di aver «rafforzato il sostegno economico a enti e associazioni culturali convenzionate per mitigare gli effetti dell’attuale emergenza economica». Lo stesso primo cittadino ha aggiunto: «La cultura svolge un ruolo strategico per una comunità che non vuole rimanere ferma, ma andare avanti verso possibilità nuove di conoscenza e di sviluppo. Il grado di progresso di una collettività, infatti, va di pari passo con la capacità di sostenere l’arte nelle sue molteplici forme».
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