Musica e preghiere per l’ultimo dono d’amore di Massimo

Il sacerdote nell’omelia ricorda la donazione degli organi Tanti gli amici calciatori sgomenti per la perdita improvvisa
L’AQUILA. “Se vado/Prima che io sono vecchio/fratello mio/Per favore, non mi dimenticare se vado”. La parole in inglese della canzone sgorgano da un amplificatore troppo piccolo per arrivare a tutte le persone che si sono ritrovate a San Silvestro, ieri pomeriggio, per l’ultimo saluto a Massimo Di Pietro, lo studente universitario morto improvvisamente due giorni fa per un aneurisma cerebrale a soli 27 anni. In piazza, ognuno ha però in mano un foglietto con i testi di due canzoni della Dave Matthews band, i suoni che accompagneranno Massimo nel suo ultimo viaggio. Tantissime le persone che, cercando di mantenere il distanziamento, si sono divise gli spazi in chiesa e fuori, tra le macchine parcheggiate, fin sotto gli alberi che delimitano la piazza. La voce di don Martino Gajda trema più volte, quando, nella sua omelia, ricorda quel ragazzo pieno di vita, ottimo studente, appassionato di sport. Tra il pubblico, spiccano le tute nere con lo stemma giallo e verde della Polisportiva Scoppito, c’è il mondo del calcio a 5 aquilano, i compagni dell’Aquila city Futsal club e dell’Oratoriana. Ci sono momenti di grande commozione quando don Martino ringrazia i genitori per la scelta di donare gli organi del giovane: «Dio solo sa quante persone avete salvato». Durante la mesta cerimonia Paolo, il padre di Massimo, esce più volte dalla chiesa, si avvicina alle persone rimaste fuori per ringraziarle. All’uscita, con la bara di legno chiaro poggiata al centro della piazza, tutti restano in silenzio ad aspettare che dal piccolo amplificatore esca il secondo brano, “Mercy” (Misericordia). Le parole della canzone si confondono tra i rintocchi delle campane. Don Martino lo aveva detto poco prima: «Vorremmo dire tante cose, ma a volte le parole non bastano».(cr.aq)
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