Mutamenti climatici e cementificazione spaventano il Fucino

Allarme allagamenti, insufficienti le opere di 150 anni fa Il Consorzio di Bonifica ovest chiama a raccolta i sindaci
AVEZZANO. Cementificazione e cambiamenti climatici producono effetti nefasti sull’agricoltura del Fucino, dove l’opera di bonifica realizzata 150 anni fa non regge più l’afflusso dei violenti acquazzoni con allagamenti e danni alle colture. Gli allaccianti settentrionale e meridionale, ovvero il primo anello che circonda i terreni del Fucino e incanala le grandi quantità di acque che scendono dai paesi verso i canali, per reggere la pesante onda d’urto hanno bisogno di manutenzione straordinaria.
Le ultime due tempeste di acqua, che hanno messo a dura prova il settore, con danni quantificati in milioni di euro, hanno fatto scattare il campanello d’allarme nelle stanze del Consorzio di Bonifica ovest, gestore dell’opera idraulica per conto della Regione. Per affrontare il problema, ormai sempre più frequente, il presidente dell’Ente di bonifica, Gino Di Berardino, d’intesa con la governance, ha chiamato a raccolta la Regione e i Comuni. Al summit mirato ad «affrontare insieme le opportunità, le sfide e i rischi legati alla risorsa idrica e alla tutela del territorio», in agenda giovedì 8 agosto alle 10, nella sede del Consorzio di Bonifica ovest, all’ex Arssa, sono stati invitati il vicepresidente della giunta regionale con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, i consiglieri regionali marsicani, Simone Angelosante, Mario Quaglieri e Giorgio Fedele, il commissario prefettizio del Comune di Avezzano, Mauro Passerotti, i sindaci di Celano, Settimio Santilli, Luco dei Marsi, Marivera De Rosa, Trasacco, Cesidio Lobene, Ortucchio, Raffaele Favoriti, Pescina, Stefano Iulianella, Aielli, Enzo Di Natale, Cerchio, Gianfranco Tedeschi, San Benedetto dei Marsi, Quirino D’Orazio. L’obiettivo? Concordare una strategia utile per fermare l’onda lunga del maltempo.
«Per tamponare i pesanti effetti dei violenti acquazzoni ormai sempre più reali», afferma Di Berardino, «occorre cambiare registro poiché gli allaccianti settentrionale e meridionale realizzati oltre un secolo e mezzo fa con la bonifica dell’ex lago Fucino non sono più nelle condizioni di accogliere la grande quantità di acqua in arrivo. Per evitare guai occorre un piano di interventi di natura straordinaria: finora le operazioni di risagomatura e bonifica sono state a totale carico dei consorziati del Fucino, ma ora alla luce della preoccupante situazione climatica e della cementificazione selvaggia degli ultimi anni nei centri urbani che scarica gli effetti del maltempo sul sistema fucense, per evitare il peggio c’è bisogno di un sostegno concreto della Regione».
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