Nasce il nuovo Salotto della città

Di Pangrazio: era un rudere, grazie a noi potrà ospitare eventi culturali e artistici di qualità
AVEZZANO. L’ex scuola materna “Maria Montessori” diventa il Salotto della città. Il recupero dello storico edificio, fortemente voluto dall’attuale amministrazione e col contributo della Fondazione Carispaq, riveste un’importanza che va oltre la funzione di polo culturale. Esso nacque come primo asilo nel 1916, un anno dopo il terribile sisma che rase al suolo la città. Divenne, pertanto, il segno tangibile della volontà di rinascita di Avezzano. E per 80 anni, fino al 1995, quell’asilo, a ridosso di piazza Risorgimento e della cattedrale, fu frequentato da generazioni di avezzanesi. Oggi quell’asilo, divenuto un Centro culturale, per certi versi svolge un ruolo di “rinascita”. Non già dalle macerie, come allora, ma dallo spopolamento del centro. Negli ultimi decenni, il baricentro della città si è spostato verso Borgo Pineta. La presenza nella zona Nord della città di scuole, uffici, negozi, teatro, ha fatto perdere al centro il ruolo di un tempo. Il numero delle persone che la sera affollava la piazza si è andato via via assottigliando. Il Comune ha capito che c’era solo un modo per far “rivivere” il centro: creare infrastrutture che si prestassero a organizzare eventi culturali, concerti, congressi, spettacoli. E dove, se non nell’ex scuola materna “Montessori”, per la sua dislocazione, si poteva rispondere a questa esigenza? L’edificio, ristrutturato dalla ditta Edilsari, dispone di una sala conferenze da oltre 50 posti, un’aula dedicata alla lettura e un’emeroteca.
«L’edificio, abbandonato da oltre 20 anni», ha detto il sindaco Gianni Di Pangrazio, all’inaugurazione del nuovo Centro culturale, «era diventato un rudere. L’abbiamo potuto ristrutturare con i finanziamenti della Fondazione Carispaq, per il quale devo ringraziare il presidente Marco Fanfani e i consiglieri del Cda. Così oggi possiamo mettere a disposizione della città un Salotto, che consentirà di organizzare eventi culturali e artistici. Grazie anche alla Fondazione Irti che ci ha donato gli arredi della sala destinata ai convegni e ai congressi».
«Sala», ha proseguito il primo cittadino, «che abbiamo voluto dedicare a Nicola Irti». Nicola Irti, figlio del professor Natalino, è scomparso di recente. Il sindaco con la voce rotta dall’emozione ricorda l’incontro avuto qualche mese fa con il giovane che gli aveva manifestato l’intenzione di rappresentare nella sala che oggi porta il suo nome, uno spettacolo teatrale. Purtroppo non ne ha avuto il tempo. A ricordarne il nome una targa, scoperta dalla madre, Elena Angelini, visibilmente commossa. «Finalmente», ha concluso Di Pangrazio, «una struttura polifunzionale che diventerà un punto di riferimento in termini di aggregazione sociale, dove i cittadini potranno usufruire di supporti multimediali e partecipare ad iniziative culturali. Far rivivere il centro di Avezzano passa anche attraverso il recupero, la riconversione e lo sviluppo delle strutture già esistenti che, con interventi mirati, possono offrire occasioni preziose di condivisione in un luogo simbolo per la città».
Presente all’inaugurazione anche il vescovo di Avezzano, monsignor Pietro Santoro, per il quale promozione della cultura significa «avere e promuovere visioni». Dopo la cerimonia, alla quale hanno partecipato esponenti del mondo politico, amministrativo e culturale, oltre alle autorità, si è tenuto un concerto in omaggio a Francesco Paolo Tosti e alla lirica da camera italiana. Si sono esibiti il soprano Klizia Prestia, il tenore Giuseppe Michelangelo Infantino, al piano Franco Vito Gaiezza.
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