Necropoli di Fossa, nuovi tesori grazie alla ripresa degli scavi

Un mese di lavoro per gli archeologi nella seconda campagna dell’anno dopo quella del luglio scorso Tra gli obiettivi c’è l’ampliamento dell’area da indagare. Emerse anche numerose sepolture di neonati
FOSSA. Riprenderanno il 23 agosto, e andranno avanti fino al 19 settembre, gli scavi nella necropoli vestina di Fossa. Durante gli scavi sarà possibile visitare la necropoli e vedere all’opera l’équipe di archeologi di molti atenei italiani ed europei. Si tratta della seconda campagna di scavi del 2021 dopo quella che si è svolta tra il primo e il 30 luglio. Le ultime “campagne” hanno portato alla luce altri elementi che arricchiscono la storia del sito Vestino fra i più importanti in Italia. Il direttore scientifico è il professor Vincenzo D’Ercole, che scoprì la necropoli quasi 30 anni fa grazie alla segnalazione di un appassionato di archeologia, Adriano Torrecchia di Poggio Picenze, scomparso anni fa. Le nuove indagini sul campo vengono rese possibili da un protocollo d’intesa firmato circa un anno fa tra il Comune di Fossa, la Soprintendenza e l’Università. Delle recenti scoperte archeologiche e degli obiettivi futuri del lavoro di ricerca si parla nell’ultimo numero del mensile “Archeo” in cui c’è anche un breve saggio del professor D’Ercole. NOVITÀ. «Obiettivo delle nuove indagini», si legge nel mensile, «è un considerevole ampliamento dello scavo. Uno dei risultati più importanti delle ultime campagne condotte a Fossa è la conferma di un tardo riassetto della necropoli, riorganizzata con un sistema di strade ortogonali, ma la scoperta di maggior pathos è senz’altro quella di un piccolo settore apparentemente dedicato a sepolture infantili, ben otto delle quali perinatali (0-1 mese), databili tra il tardo arcaismo e l’ellenismo. Una tomba ha restituito un individuo perinatale deposto in una piccola fossa ovale, sigillata dal ventre di un’olla d’impasto che, esaudendo probabilmente la volontà dei congiunti, ha protetto il corpo, garantendo la perfetta conservazione dello scheletro. Meno intima e personale appare la scelta di delimitare diverse sepolture neonatali sovrapposte l’una all’altra con un circolo di pietre, enfatizzato dall'infissione su di un lato di una grande pietra, in funzione di segnacolo, la cui suggestione richiama i menhir».
LA STORIA. «La necropoli di Fossa ebbe una continuità di frequentazione di quasi mille anni, dal IX al I secolo avanti Cristo», si legge sul sito internet del Comune di Fossa, «e sono state rinvenute anche tracce di precedenti frequentazioni della zona (media età del Bronzo) nelle vicinanze dell’area cimiteriale. Attraverso la sua lunga storia gli archeologi sono stati in grado di ricostruire le varie fasi di esistenza della comunità che la utilizzò per tutto questo tempo, comunità che si inquadra in maniera lineare e coerente con l’etnia che le fonti storiche in generale ci dicono abitante di questi territori dall’età protostorica fino alla Romanizzazione e che conosciamo anche grazie ad altri siti funerari presenti a Bazzano, Poggio Picenze o Capestrano; proprio i Romani in età storica chiameranno Vestini questi uomini, e ancora oggi il termine riaffiora in più parti della toponomastica locale».
LO SCAVO. L’area indagata nelle campagne di scavo corrisponde per ora a oltre 3.500 metri quadrati e al suo interno le tombe scavate sono circa 500; le tombe rinvenute appartengono a diverse tipologie fondamentali: tumuli, fosse semplici, fosse con cassone ligneo, tombe a camera, tombe a incinerazione e sepolture infantili all’interno di coppi laterizi. In molti casi queste tipologie sepolcrali sono peculiari di un determinato periodo di frequentazione, ed è dunque possibile stabilire una relazione tra esse e i tipi di corredo presenti al loro interno, anch’essi differenti a seconda delle fasi d’utilizzo della necropoli.

