Negozi e mercato nel caos Protesta degli ambulanti

Un gruppo di commercianti tenta di aprire bancarelle e saracinesche. Poi desiste «La multa sarebbe un ulteriore danno, ma chi ci ripaga della merce invenduta?»
SULMONA. La battaglia politica a suon di ordinanze tra il governo centrale e quello nazionale ha disorientato cittadini e commercianti. Ecco così che ieri mattina un gruppo di ambulanti stava montando i propri banchi di abbigliamento e casalinghi ed è intervenuta la polizia municipale a fermarli.
Stessa cosa davanti alle saracinesche di alcuni negozi di corso Ovidio, con i commercianti pronti a tirarle su e ad aprire e i vigili urbani a farli desistere. Questo il caos generato dall’ordinanza in zona arancione non autorizzata e per questo ritirata dal governo, che ha riportato l’Abruzzo per un giorno di nuovo in fascia rossa con i commercianti che avevano già riaperto le loro attività in occasione dell’Immacolata.
Circa 15 ambulanti si sono presentati regolarmente ieri mattina in piazza Garibaldi per il mercato del sabato, “ignorando” le misure restrittive della zona rossa valide solo per le 24 ore di ieri. Un gesto di protesta per dire «basta ai colori che cambiano», alla burocrazia che confonde le idee e alla politica che ha ingenerato rabbia e confusione, a tutto svantaggio di una categoria già in difficoltà a causa proprio della pandemia. «Siamo stufi di queste pagliacciate», hanno tuonato gli ambulanti, «sappiamo il rischio che corriamo con questa protesta, ma vogliamo che la nostra voce arrivi al presidente della Regione Marco Marsilio. Abbiamo fatto rifornimento di merce per questo mercato e ora?».
Alla fine, dopo l’intervento della Polizia Locale, gli ambulanti hanno deciso di non aprire i loro banchi per evitare la conseguente sanzione amministrativa di 440 euro, 250 se pagata subito, e la sospensione della licenza per cinque giorni. «Sarebbe stato un danno ulteriore che in questo momento non ci si può permettere», ammettono. «Certo il nostro segnale vuole essere forte perché non possiamo rimetterci sempre noi con cambi di decisione dalla sera alla mattina». In piazza è poi tornata la tranquillità coi soli banchi alimentari aperti. Serenità che non hanno da marzo scorso i commercianti e i titolari di bar e locali, ma in generale l’esercito delle partite Iva. «Siamo arrabbiati», racconta Marco Di Natale dal bar La Mela. «Detto questo non ci sentiamo rappresentati. Dietro di noi ci sono famiglie e collaboratori coi loro familiari, le nostre aziende fornitrici con i loro dipendenti. Sono mesi che si lavora poco e male, tutti staranno pensando che è colpa del Covid, ed è vero. Ricordiamoci che tra 2 settimane è Natale: purtroppo in molte case non si potrà festeggiare perché questo virus ha portato via persone care ed è la cosa più triste; ma in moltissime case non si potrà festeggiare serenamente perché in questo anno balordo molti di noi non hanno lavorato». Così come non hanno lavorato ieri i titolari di Ekkie shoes, Big joe abbigliamento e Cocco pelletterie che hanno dovuto rinviare l’appuntamento coi clienti ad oggi.
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