Nel ‘98 tragedia a Popoli, pochi i controlli
Nel 1998 la tragedia colpì Popoli. Morirono una madre di 34 anni e la figlia di due per aver mangiato la temibile Amanita phalloides. Altri componenti della famiglia riuscirono a salvarsi. Qualche...
Nel 1998 la tragedia colpì Popoli. Morirono una madre di 34 anni e la figlia di due per aver mangiato la temibile Amanita phalloides. Altri componenti della famiglia riuscirono a salvarsi.
Qualche anno dopo lo stesso fungo provocò gravissime conseguenze a una coppia di Capistrello in vacanza in Toscana. I due furono salvati grazie a un doppio ed eccezionale trapianto di fegato all’ospedale di Bologna.
Nelle ultime tre settimane casi di avvelenamento, con conseguenze decisamente meno gravi, si sono verificati a Castellafiume, nella Marsica, e a Introdacqua, nella Valle Peligna.
In quest’ultimo caso madre, padre e figlia sono finiti in ospedale dopo una cena a base di funghi. Avvelenati dalla Clitocybe nebularis – specie conosciuta in diverse zone dell’Abruzzo come Orcella e in altre parti d’Italia come Nebbione – regalata da un amico. Tracce del fungo sono state analizzate dall’Arta dell’Aquila. Pochi giorni prima, a Castellafiume, un 55enne del posto si è sentito male dopo aver consumato la Clitocybe olearia o fungo dell’olivo raccolta nel bosco.
Tutto ciò accade perché ci sono troppi cercatori di funghi improvvisati. E i controlli sono insufficienti. Mentre all’Aquila il servizio Asl è garantito tutti giorni, ad Avezzano è attivo il lunedì e il giovedì dalle 16 alle 18 (fino all’altro ieri il micologo c’era un solo giorno a settimana) e nella valle Peligna e nell’Alto Sangro non esiste affatto.

