Nel Convitto morì il 15enne Cellini La madre: «Nessuno me lo ridarà»

7 Giugno 2021

TRASACCO. «Nessuna cifra potrà mai ripagare la vita di mio figlio». Sono parole di dolore e rabbia quelle pronunciate da Lucia Catarinacci, mamma di Luigi Cellini, morto a 15 anni nel crollo del...

TRASACCO. «Nessuna cifra potrà mai ripagare la vita di mio figlio». Sono parole di dolore e rabbia quelle pronunciate da Lucia Catarinacci, mamma di Luigi Cellini, morto a 15 anni nel crollo del Convitto nazionale “Domenico Cotugno” durante il terremoto del 6 aprile 2009 che devasto l’intera città. Alla famiglia della giovane vittima marsicana, originaria di Trasacco, è stato accordato in sede civile un risarcimento danni che ammonta a circa 200mila euro. «Mio figlio era un ragazzo di 15 anni che aveva tutta una vita davanti a sé», prosegue mamma Lucia. «Per me giustizia non ci sarà mai e non esiste cifra in denaro che possa valere una vita spezzata nel fiore degli anni. Sono profondamente delusa per come è andata a finire: ci siamo battuti tanto e poi alla fine c’è stata la grazia».
GRAZIATO. Il riferimento della donna è alla grazia concessa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Livio Bearzi, all’epoca dirigente scolastico della scuola crollata in cui morirono tre ragazzi e ne rimasero feriti due. Era arrivato all’Aquila da pochi mesi, Bearzi, quando il terremoto devastò il capoluogo abruzzese causando 309 vittime. Tra queste anche tre studenti ospitati al “Domenico Cotugno”: Luigi Cellini di 15 anni; Marta Zelena di 16 e Ondreij Nouzovsky di 17. Le famiglie di quest’ultimi due decisero di non costituirsi parte civile nel processo. Nel 2015 Bearzi venne condannato in via definitiva dalla Cassazione a quattro anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e arrestato con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni personali. I giudici della Suprema Corte lo avevano ritenuto colpevole per la mancata ristrutturazione del vecchio edificio del Convitto (costruito nell’800) e per l’assenza di un piano per la sicurezza. «NEGLIGENZA E IMPRUDENZA». «Manifestò una conclamata insensibilità», disse la Cassazione, «una grave negligenza e imprudenza, imponendo ai ragazzi di sopportare un rischio intollerabilmente elevato che si concretizzò nel breve volgere di poche ore. In un frangente come quello, nessuno, nemmeno gli esperti della Protezione civile, poteva dare rassicurazioni che non si sarebbero verificati crolli». Al processo il dirigente scolastico friulano si difese sostenendo di non aver fatto evacuare i locali in quanto ingannato dalle rassicurazioni della commissione Grandi Rischi. Il colpo di scena otto anni e mezzo dopo la scossa, quando Mattarella gli concesse la grazia. Una decisione che suscitò non poche polemiche tra i familiari e i componenti dei vari comitati sorti in difesa delle vittime del sisma. All’esito del processo penale alla famiglia di Cellini fu riconosciuto un risarcimento di circa 250mila euro al quale, oggi, si aggiungono i circa 200mila maturati, invece, nella causa civile. La richiesta di risarcimento danni nei confronti del ministero dell’Istruzione, del Convitto e di Bearzi era stata di due milioni. Sul monte Salviano una stele a forma di libro, posta nel decennale del sisma, racconta il sogno spezzato dei 4 studenti marsicani morti nel sisma dell’Aquila. Oltre a Cellini, la Marsica perse Alessio Di Pasquale (della frazione di Antrosano) e Rossella Ranalletta (di Celano). Sul monumento c’è anche il nome di Giulia Carnevale (di Arpino, di madre avezzanese).
©RIPRODUZIONE RISERVATA