Neonata morta, 200mila euro alla madre

Sentenza ribaltata dal giudice civile: «Ritardi nel trasferimento alla terapia intensiva». Tre medici furono assolti
AVEZZANO. Duecentomila euro di risarcimento danni. A tanto ammonta la somma che la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila è tenuta a pagare alla madre della piccola Denise D.L., la neonata avezzanese morta due giorni dopo il parto.
Una tragedia che nel 2010 fece molto scalpore, non solo nella Marsica, tanto che l’allora Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari chiese una dettagliata relazione all’Asl sulla vicenda.
La sentenza è stata emessa dal giudice Monica Croci del tribunale civile dell’Aquila e ribalta quella in sede penale, al tribunale di Avezzano, che nel 2017 mandò assolti i tre medici imputati.
«Nel processo civile il tribunale dell’Aquila ha accolto in pieno la nostra tesi della responsabilità professionale dei medici», sottolinea l’avvocato Berardino Terra, legale di fiducia della madre della neonata deceduta. «Medici», prosegue Terra, «che ebbero in cura la piccola paziente in considerazione di un diverso criterio di accertamento del nesso di causalità del più probabile che vige nella sede civile e non in quella penale».
La neonata nacque il 16 giugno 2010, alle 17.45, all’ospedale di Avezzano. La madre venne ricoverata nel reparto di ginecologia dopo una gravidanza che non aveva dato problemi. Successivamente al parto, la piccola fu trasferita e presa in cura dal reparto di pediatria e neonatologia. Nei primi istanti di vita tutto sembrava andare per il meglio, ma la sera dello stesso giorno la bimba non venne riportata dalla madre. Presentava difficoltà respiratorie e per questo i medici la sistemarono in un’incubatrice. La sera del giorno dopo ci fu il peggioramento. Dall’ospedale di Avezzano fu deciso il trasferimento nella divisione di terapia intensiva neonatale del policlinico di Chieti. Ma il 18 giugno alle 4.20 la piccola morì. Partì quindi una denuncia e da qui la successiva inchiesta della Procura. Fino all’assoluzione dei tre medici imputati. Ma la sentenza del tribunale civile ribalta tutto.
Secondo il giudice Croci, la grave problematica respiratoria «deve essere imputata alla non corretta terapia adottata sin dal mattino del 17 giugno 2010, quando, trascorsa la notte senza miglioramenti del fabbisogno d’ossigeno, i sanitari avrebbero perciò dovuto far ricorso al surfattante o disporre il trasferimento in un reparto di terapia intensiva». Trasferimento a Chieti che c’era stato diverse ore dopo e quindi, stando alla sentenza, con notevole ritardo. Così per il giudice «deve affermarsi la responsabilità della struttura sanitaria per la morte della neonata».
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