«Nessuna intimidazione nei confronti degli operai»

L’AQUILA. La Cassazione demolisce l'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di due imprenditori sulmonesi, tre teramani e di un romeno, nell'ambito della ricostruzione post-terremot...
L’AQUILA. La Cassazione demolisce l'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di due imprenditori sulmonesi, tre teramani e di un romeno, nell'ambito della ricostruzione post-terremoto, per sfruttamento della mano d'opera straniera. Si chiama Social dumping l’inchiesta sollecitata dalla Cgil e portata avanti dai carabinieri del nucleo investigativo dell'Aquila finita nel mirino della Suprema Corte che dopo la sentenza che ha portato all'annullamento del provvedimento con il quale finirono in carcere i sulmonesi Francesco Salvatore e Panfilo Di Meo, rende note le motivazioni che di fatto, demoliscono l'intero castello accusatorio. Secondo la Cassazione «il reato contestato e previsto dall’articolo 603 del codice penale per essere definito tale deve avvenire tramite le condotte contemplate di violenza, minaccia o intimidazioni, idonee ad attentare alla dignità dell’uomo», evidenziando che nel testo dell’ordinanza cautelare del Tribunale dell’Aquila «è assente ogni elemento riconducibile a violenza poiché non rilevabile dagli atti, né il collegio ha svolto esplicite ed adeguate argomentazioni sull’accettazione coatta di condizioni di lavoro deteriori da parte dei lavoratori dipendenti». In sostanza la Suprema Corte ha rilevato che dagli atti di indagine non risultano elementi tali da confermare il reato contestato agli indagati e per il quale sono stati arrestati. Inoltre la Cassazione smonta anche l’accusa di associazione a delinquere e quella sui reati fiscali in quanto rileva che il Tribunale dell’Aquila non ha tenuto conto della documentazione fornita dalla difesa in sede di riesame, che avrebbe dimostrato la legittimità delle modalità di fatturazione. «Una motivazione quella della Cassazione che stritola le argomentazioni a base dell’ordinanza cautelare del Tribunale dell’Aquila e che quindi demolisce l’intera indagine» afferma l’avvocato Alessandro Margiotta, difensore degli indagati sulmonesi. «E’ stata accolta la nostra tesi e quindi siamo pienamente soddisfatti».
Claudio Lattanzio
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