Neve, freddo e terremoto non fermano Sant’Agnese

21 Gennaio 2017

L’AQUILA. Tutto pronto per celebrare la tradizionale Festa di Sant’Agnese. Nonostante il freddo, la neve e le scosse. Poche le disdette nei ristoranti aquilani che, come di consueto, accoglieranno...

L’AQUILA. Tutto pronto per celebrare la tradizionale Festa di Sant’Agnese. Nonostante il freddo, la neve e le scosse. Poche le disdette nei ristoranti aquilani che, come di consueto, accoglieranno le Congreghe e le associazioni cittadine per le conviviali e l’assegnazione delle cariche agnesine. Anche i locali del centro storico resteranno aperti. Luca Ciuffetelli, del bar del Corso, ai Quattro cantoni fa sapere: «Siamo pronti a ricevere le comitive per i brindisi di Sant’Agnese, come da tradizione. Confidiamo in una buona affluenza». Anche Marco Piccinini, del Nero Caffé afferma: «Anche stasera saremo aperti. Gli aquilani sentono il bisogno di tornare a vivere il centro». Come ogni anno, decine e decine di Congreghe si riuniranno in onore della patrona aquilana della maldicenza. Il 21 gennaio è il giorno clou delle celebrazioni ludiche e goliardiche, in nome del pettegolezzo e della maldicenza. Un fenomeno popolare, che custodisce tradizioni tramandate da tempo immemorabile. Il culto della Martire si diffuse all’Aquila sin dall’inizio del Trecento, per via dell’omonimo monastero che fiancheggia le mura del Quarto di Santa Maria Paganica, abitato dalle monache della povera vita, cui era affidato il compito di accogliere malmaritate, serve e prostitute, che ben conoscevano i segreti delle case gentilizie.

Proprio il giorno della ricorrenza del martirio di Sant’Agnese in cui, secondo gli statuti del 1300, era vietato lavorare, si trasformò ben presto nella festa del popolo.

Le serve, nel chiuso delle bettole, davano libero sfogo alla narrazione di fatti e fattarelli della nobiltà. Trae spunto da qui, la Sant’Agnese aquilana, che si celebra con festosi banchetti, in cui vengono assegnate le cariche agnesine: dal presidente al gran priore, dalla madre badessa al segretario, fino alle più pittoresche recchie fredde, lingua lunga e lavannara. (m.p.)

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