Niente albero di mele nell’area Snam

30 Dicembre 2019

Nuovo divieto del questore dell’Aquila alla richiesta del comitato ambientalista che si batte contro il metanodotto

SULMONA. Alberello piantato, ma non sui terreni della Snam, ma su un appezzamento attiguo di un privato. Anche stavolta alcuni attivisti del coordinamento No hub del gas, che raggruppa i comitati cittadini per l’ambiente, il collettivo AltreMenti e altri gruppi, sono stati fermati dal questore dell’Aquila. Le forze dell’ordine presenti ieri mattina a Case Pente, dove alle 11 gli ambientalisti avevano annunciato anche con una comunicazione alla Questura il loro gesto simbolico, hanno bloccato tutto. Non un dispiegamento di forze come lo scorso 14 dicembre, ma una volante che ha chiesto loro di non violare una proprietà privata. Così, gli attivisti hanno ripiegato per un terreno attiguo di un privato. Qui hanno piantato un alberello di mela limoncella, al cui tronco hanno appeso un cartello con su scritto “il corpo del reato”. «Avremmo voluto piantare questo alberello di mela limoncella sui terreni della Snam, ma il Questore ce lo ha impedito, per la seconda volta nel giro di 15 giorni - hanno fatto notare i ragazzi di AltreMenti», «l'abbiamo piantato su un terreno privato e se la Snam vorrà venirlo a prendere potrà farlo». Solleva dubbi e perplessità sul secondo divieto in due settimane Mario Pizzola, portavoce dei comitati cittadini per l’ambiente. «Visto il divieto del Questore, gli attivisti hanno piantato il piccolo albero non sul terreno Snam, ma sul terreno di un altro privato», ha detto Pizzola davanti al piccolo arbusto, «a questo punto la domanda sorge spontanea: perché il Questore, attraverso le forze dell'ordine lì presenti, non ha impedito di piantare l'albero anche sull'altro terreno privato? Nel nostro ordinamento vigono due diritti di proprietà privata diversi? Il diritto di proprietà della Snam è più tutelato di quello di un comune cittadino?». Gli ambientalisti, inoltre, rivendicano la modalità del tutto pacifica e prettamente simbolica della loro azione, ironizzando sul “rischio” legato alla piantumazione di un alberello. «Il nostro atto del tutto innocuo, simbolico e non violento, come la piantumazione di un alberello in un’area agricola di ben 12 ettari, crea problemi all’ordine e alla sicurezza pubblica?», ha domandato Pizzola. Per questo gli attivisti stanno pensando cosa fare dopo questo secondo divieto, avendo già annunciato di voler impugnare il primo.
Insomma, la battaglia del fronte “no Snam” a Case Pente, va avanti anche tra carte bollate e ricorsi, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso contro il via libera alla centrale giudicato legittimo nei mesi scorsi dal Tar.
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