«Niente marketing territoriale così il turismo non decolla»

SULMONA. Eventi che si accavallano, mancanza di programmazione e di marketing territoriale. Questi i punti deboli del turismo del Centro Abruzzo per Pietro Leonarduzzi, vicepresidente provinciale...
SULMONA. Eventi che si accavallano, mancanza di programmazione e di marketing territoriale. Questi i punti deboli del turismo del Centro Abruzzo per Pietro Leonarduzzi, vicepresidente provinciale Confesercenti, e Angelo Pellegrino, direttore del Cescot. Per gli addetti ai lavori, infatti, alla recessione commerciale deve per forza di cose corrispondere un’accelerazione del comparto turistico, in grado di ridare spinta all’economia locale in generale. «A fronte di un deciso arretramento delle imprese commerciali, il comparto turistico potrebbe attutire il colpo con un aumento degli arrivi, delle presenze e della permanenza media», incalzano Leonarduzzi e Pellegrino. «Ma se questo deve essere, c’è bisogno di un contesto istituzionale più favorevole: l’armonizzazione della promozione deve fare passi avanti su scala territoriale». Da qui l’appello ad una maggiore organizzazione e collaborazione fra i vari territori. «Altre volte e in altri territori», aggiungono Pellegrino e Leonarduzzi, «il turismo ha fatto da volano per una ripresa degli altri settori. Dobbiamo auspicare che questo accada anche qui e ora. È in questa direzione che il nostro impegno dovrà essere diretto. Non è più possibile che nello stesso giorno e negli stessi periodi gli eventi si accavallino innestando un inutile fenomeno di concorrenza. È necessaria una governance territoriale autorevole e non autoreferenziale. Per questo tutti i soggetti pubblici, ma anche quelli privati, devono dotarsi di regole moderne, semplici e chiare ma valide per tutti, che in qualche modo potrebbero trarre beneficio dal turismo. In pratica occorre operare in termini di aree omogenee e sviluppare la promozione integrata delle attività turistiche».
Altra necessità imprescindibile per gli addetti ai lavori è la minore pressione fiscale su negozi e imprese. «Oggi è necessaria una risposta concreta, in termini di atti e di attenzioni, sul ruolo sociale delle piccole imprese commerciali», fanno notare Pellegrino e Leonarduzzi, « negli ultimi anni bersagliate da deregulation normative e prelievi fiscali: non fa rumore la scomparsa di una singola vetrina dai nostri centri storici, ma quando diventa un dato di fatto per decine di imprese la gravità è evidente per tutti. Per la natura del tessuto produttivo italiano, quando la piccola impresa cessa, il vuoto che lascia è ben più grande delle sue dimensioni. Credito, formazione, turismo, cultura, storia e attenzione alle opportunità di investimento sono tra le linee guida da seguire nell’immediato futuro per non trovarsi più a denunciare le difficoltà generate dalla fiscalità locale». (f.p.)
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