Nina, poetessa a 103 anni: «La mia vita da maestra, a scuola a dorso di asina»

8 Ottobre 2023

Il post-terremoto del 1915, le bombe e la fuga, un amore nato per caso «Siamo stati felici, ma è stata dura. Ai giovani d’oggi dico: lottate»

AVEZZANO. Ha assistito al fermo di alcuni dei 33 pastori trucidati dai tedeschi a Capistrello. Ha insegnato per oltre 40 anni in più scuole della Valle Roveto e di Avezzano. Ha scritto fiumi di poesie, dedicate ai suoi cari, e le continua a scrivere anche dopo aver superato la soglia dei 103 anni, compiuti giorni fa. Antonia Michetti, per tutti la maestra Nina, seconda donna più longeva di Avezzano (il primato spetta a una suora che di anni ne ha 105) si interessa di quello che accade nella sua famiglia, e in particolare dei nipoti Cesare e Antonio. E poi legge molto. Guarda anche la tv, ma senza esagerare.
LA GUERRA
Antonia è nata nel 1920 e ha sempre vissuto con la sua famiglia in via Napoli ad Avezzano, negli anni difficilissimi del post terremoto prima e della guerra poi. «È stata dura, prima, durante e dopo», racconta con dovizia di particolari, «facevo parte della gioventù fascista, ero capo-coorte e durante le sfilate a Roma, ma anche all’Aquila, coordinavo il mio gruppo perché mi ero formata all’istituto di educazione fisica. Ho ricordi orribili dello sfollamento», continua l’insegnante, «ci rifugiammo alla Petogna (località di Luco dei Marsi, ndc) dove vivevano i miei nonni e per scappare dalle bombe entravamo in delle grotte sopra la montagna. Mio padre aveva nascosto nell’intercapedine dei muri di casa la biancheria per non farla trovare, ma un tedesco se ne accorse e ci portò via tutto. La fine della guerra è stata dura, siamo stati felici ma è stato difficile. Non avevamo nulla, ci mettevamo addosso quello che trovavamo. Poi mio padre contadino, nel Fucino, incontrò un uomo che gli disse di seminare la canapa. All’inizio pensava a uno scherzo, poi provò. Quando arrivò a maturazione, io, lui e mia madre la portammo al fiume a macerare e poi la filammo con il telaio per fare delle stoffe e riavere qualche panno in casa». I ricordi seppur di decine e decine di anni fa sono ancora vivi. «Erano anni tremendi», precisa, «mio padre, insieme ad Antonio Rosini, cercava ogni modo per nasconderci. Mi ricordo ancora quando portarono via quei ragazzi che poi uccisero a Capistrello. Eravamo impotenti».
LA FORMAZIONE
Finita la guerra, Antonia chiede alla famiglia di studiare, ma papà Cesare non accetta e le consiglia di fare la maglierista. «Volevo insegnare e non ho desistito», riferisce l’ultracentenaria, «alla fine ci sono riuscita e tra il 1945 e il 1946 sono diventata maestra. Prima ho insegnato al Sacro Cuore ad Avezzano e poi a Civita d’Antino. Insegnavo tutte le materie, perché prima c’era una sola maestra. Diciamo che ero diventata quasi una vicesindaco a Civita d’Antino. Arrivavo da Avezzano alla stazione di Morino e lì c’era l’asina Rosinella ad aspettarmi. La montavo, mettevo la valigia davanti e mi portavano fino a Civita. Fino a quando sor Quintilio, un signore del posto che viveva a Roma, mise a disposizione la casa. Quando uscivo per il paese, dopo la scuola i bambini mi venivano dietro e mi chiedevano sempre di raccontare qualcos’altro». Dopo Civita, la maestra insegna a Capistrello e poi ad Avezzano.
LA FAMIGLIA
Uno dei pilastri della vita di nonna Nina è la famiglia. Prima i genitori, poi il marito Cesare Legnini e oggi la figlia Maria Rosaria, con Cesare e Antonio. «Vivevo ancora a casa dei miei», ricorda, «era Giovedì santo e avevamo voglia di caffè, ma non c’era. Scendo alla bottega di Pietro Colucci a via Napoli a prenderlo ed entra questo impresario di bande di Serramonacesca: chiede un panino. Iniziamo a parlare, diceva di dover andare in Valle Roveto, e scherzando gli chiesi se voleva un caffè, ma rifiutò. Un anno dopo mi bussò alla porta, si presentò ai miei e dopo pochi mesi ci sposammo nella chiesa di San Giovanni. A celebrare il matrimonio nel 1958 fu don Giulio Lucidi, per tutti don chilometro per quanto era alto. Da pensionata mi sono goduta la mia famiglia», conclude, «mi sono riposata dalle fatiche della scuola, ho aiutato tanti studenti che avevano bisogno e mi sono dedicata ai miei nipoti e alla poesia, il mio grande amore. Cosa dico ai giovani d’oggi? Lottate in ciò che credete. Non amo i social».
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