Non c’è il braccialetto: restano in carcere

25 Agosto 2015

L’AQUILA. Una storia davvero singolare che vede protagonisti due giovani aquilani, Alberto Goman e Lorenzo Goman, i quali sono stati messi in carcere venerdì scorso per spaccio di droga ma il...

L’AQUILA. Una storia davvero singolare che vede protagonisti due giovani aquilani, Alberto Goman e Lorenzo Goman, i quali sono stati messi in carcere venerdì scorso per spaccio di droga ma il giudice per le indagini preliminari del tribunale Roberto Ferrari ne ha disposto subito la detenzione ai domiciliari nelle loro case di San Gregorio. Solo che i due (uno dei quali ha tre figli), non possono tornare a casa in quanto non sono disponibili i braccialetti elettronici e, pertanto, non è possibile metterli fuori. Insomma, ci si trova davanti a una forma di “ingiusta detenzione” per inefficienza dello Stato. Fatto sta che i due potevano tornare a casa già da sabato scorso ma di fatto sono ancora in carcere.

Il braccialetto elettronico (che si applica alla caviglia) è stato introdotto alcuni anni fa come misura innovativa nelle procedure di controllo per detenuti che sono agli arresti domiciliari.

Ma non è facile trovarne e ci sono stati dei problemi a livello nazionale: i braccialetti elettronici messi complessivamente a disposizione risultano sorprendentemente quasi tutti utilizzati. Procurarne di nuovi non è cosa che si possa fare in tempi brevi.

I due avvocati Gian Luca Totani e Guglielmo Santella stanno facendo il possibile per snellire la procedura e sono in attesa di buone notizie che al momento non ci sono.

I due erano a bordo di un’auto intestata ad altra persona e sono stati fermati da una pattuglia. I due si sono innervositi e hanno insospettito gli investigatori ai quali, nella speranza di cavarsela con poco, hanno consegnato parte della droga che avevano. Poi la macchina è stata portata in caserma e i cani antidroga hanno fiutato altro stupefacente. In tutto sono stati trovati quasi mezzo chilogrammo di hascisc e quaranta grammi di cocaina. Nel corso del breve interrogatorio, in occasione della convalida del fermo di polizia giudiziaria, i giovani non hanno detto molto, ma è bastato per mandarli a casa. Anche se per ora si trovano altrove.

Gli atti sono tornati alla Procura che potrebbe anche chiedere il rito immediato.

(g.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA